Cronachesorprese

25 settembre 2010

Condensazione freudiana

Filed under: market mysteria,parole, non fatti — alessandro @

Il Ministro Sacconi ha finito da poco di parlare al Convegno di Confindustria ai Magazzini del Cotone di Genova. Illustrando, circolare ministeriale alla mano, la possibilità per le imprese di fruire di un qualche sgravio su straordinario, premi e altro “purché connessi alla produttività” (cosa che mi sembra già abbastanza fumosa, ma andiamo oltre) ha usato una curiosa espressione: “questo è lo Stato capacitatore“.

Ecco una parola che non conoscevo. Il problema è che fino a un attimo fa, quando non sapevo il significato della parola, capivo il senso della frase. Il Ministro voleva parlare di uno Stato che crea condizioni abilitanti per le imprese, che aiuta le imprese a tirare fuori le loro potenzialità, le loro “capacità”.
Ora però ho visto la definizione di capacitatore (o capacitore o condensatore, se ho ben capito sono sinonimi) e parrebbe qualcosa che immagazzina energia. Per poi rilasciarla, chiaro. Ma quando e dove?

Ecco, la precisazione sui termini può sembrare stravagante ma dopo oltre due anni mi sono ormai convinto che il maggiore problema della politica economica e fiscale di questo Governo sta in questo tipo di lapsus. Se così si può chiamare. Lo stesso Sacconi ha condito le sue considerazioni con citazioni nobili e con richiami al principio di sussidiarietà che indubbiamente fanno piacere, incontrano la mia sensibilità. E non voglio sindacare su quanto il Ministro sia sincero, posso anche assumere che lo sia. Ma è difficile continuare a coniugare federalismo e sussidiarietà “alte” con tutte le decisioni concrete di questo Governo, che tendono ad accentrare decisioni e risorse, che mirano univocamente, da ogni dicastero, a togliere capacità decisionale e di spesa alle periferie, si tratti di amministrazioni con i famosi “tagli” o di imprese con la totale assenza di una programmazione per lo sviluppo economico. E non saranno certo sgravi sul lavoro straordinario a risolvere i problemi delle imprese, se ogni giorno va in fumo l’ “ordinario” di tanti posti di lavoro e il tasso di disoccupazione galoppa di nuovo verso percentuali che avevamo scordato da tempo.

Posso anche concedere che il punto di partenza ideale fosse diverso. Ma ogni tanto occorrerebbe anche consultare la mappa. O lo schemino dei circuiti.

15 settembre 2010

XVI, il doppio di VIII

Filed under: cronache,ratzie stories — alessandro @

A un giorno dalla partenza è ormai chiaro che Ratzie nella perfida Albione non dovrà guardarsi dai pochi mentecatti che delirano su un mandato di arresto internazionale, o dai contestatori che sicuramente punteggeranno una parte del programma di visita. Questo è solo folklore. Il maggiore pericolo, come spiega con dovizia di particolari Gianfranco Amato sul Sussidiario, viene da incomprensibili decisioni organizzative, sia di programma sia logistiche, che sembrano fatte apposta per impedire al Pontefice di sentirsi a suo agio.
Non è necessariamente una cosa negativa (anche se è legittimo chiedersi, come fa Amato, che senso ha avere certi “amici”): come ho scritto altre volte, la retorica celebrativa non è una buona compagna nel viaggio di un papa. Anzi, per Ratzie la visita potrebbe diventare l’occasione per una svolta. Non nel suo magistero, che va liscio come l’olio, ma per cominciare a far arrivare meglio certe sue abilità di comunicazione alla stampa britannica e internazionale. Sempre che lo spirito di Enrico VIII, che ancora pervade le redazioni della capitale inglese come una nebbia, almeno per i prossimi giorni si prenda un po’ di ferie. In ogni caso confido nei numeri. XVI vale esattamente il doppio di VIII, non dovrebbe esserci partita.

14 settembre 2010

Uno in più, matto come l’inferno

Filed under: spider report — alessandro @

L’amico Giocar per me è una voce importante, e sono contento che abbia aperto un blog. Spero che anche altri che bazzicano qui possano apprezzare i suoi contributi. Io e Giocar non abbiamo le stesse idee, ma la familiarità che c’è tra noi non è di quelle casuali ed episodiche e non diminuisce certo per qualche differenza di opinione. Dopo tanto tempo posso dire che il confronto con questo neoblogger & oldfriend mi è sempre utile. Non mi sono mai pentito di aver discusso con lui, di qualsiasi cosa. E ne abbiamo fatte di discussioni. Sempre meno di quelle che avremmo potuto fare.
Inoltre il fatto che lui, grande esperto di cinema, abbia scelto come titolo del blog una delle battute più famose di uno dei miei film preferiti non fa altro che aumentare la curiosità per quello che ci riserva. Posso dunque dire: Giocar, ero incazzato nero perché tu non avevi ancora un blog, e tutto questo non l’avrei sopportato più! :-)

3 settembre 2010

La falena Hawking

Filed under: cronache,tutto considerato — alessandro @

Hawking mi fa un po’ pena. E non certo per la sua menomazione. Mi fa pena perché da più di vent’anni si arrabatta a spiegarci che Dio non è necessario a spiegare l’universo. L’aveva già detto in maniera meno clamorosa nei libri precedenti (Dal Big Bang ai buchi neri, Breve storia del tempo). Ora, nel libro che uscirà a giorni (The grand design), lo dice più apertamente: la fisica spiega tutto, anche la creazione. La creazione spontanea. Forte.

Il lettore distratto penserà: eh, ma se stavolta lo dice così, apertis verbis, vuol dire che ha fatto megaricerche con gli stracazzi e ora è arrivato a capire. Ci ha messo vent’anni e più, ma c’è arrivato.

None. Sbagliato. Non ha fatto un passo in avanti, e lo dico ignorando qualsiasi nozione di astrofisica. Non l’ha fatto perché, semplicemente, non può farlo. Perché quella strada, o meglio quella scorciatoia dalla fisica all’Altro che lui pretende di percorrere, non esiste. E questo lo sanno tutti, lo sa chiunque applica la ragione al problema. Fisici e premi nobel di ogni sorta non ne sanno una virgola di più del mio calzolaio.

Per questo dico che Hawking assomiglia tanto a una falena, che si intestardisce e sbatte contro la luce artificiale pensando che sia un varco verso qualcosa. La luce che abbaglia Hawking è del tutto artificiale, è la scienza. Trovo esemplare della mossa della falena l’esempio che hanno riportato i giornali. Poi magari il suo libro non sarà così semplice e sbrigativo, non mi stupirebbe. Ma non mi stupirebbe neanche scoprire che questa è l’ennesima furbizia di uno scienziato fin troppo consapevole di ciò che verrà ripreso e amplificato dalle agenzie di stampa e dai giornali. Questi annunci sono la sua pietra filosofale. Ma se fosse così non mi farebbe neppure più tanto pena. Rompiti ‘a capa, falena.

L’argomento, dicevo, è questo: poiché c’è la legge di gravità non c’è bisogno di pensare a un’altra causa della creazione dell’universo. Che è come dire, poichè la fisica ha le sue leggi che la spiegano, le stesse leggi sono anche causa del mondo fisico. Analogamente potrei dire che uno stato esiste perché ha le sue leggi. Non ne sono sicuro (ci devo pensare ancora un po’), ma credo che sia un errore logico classificabile come petitio principii.

C’è poi un’altra fantastica elucubrazione fuoriuscita dai mal di testa della falena di cui ci mettono a parte le anticipazioni giornalistiche. Dice più o meno così: “Se lo scopo di Dio era creare l’uomo, perché ha creato anche tutto il resto?” Che spreco! Se Dio esiste non è ecocompatibile…
Su questa in particolare, per una risposta un po’ più utile delle mie considerazioni semiserie, rimando volentieri all’articolo di Stefano Zecchi.

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Me li voglio proprio perdere

2 settembre 2010

Another way

Filed under: cronache — alessandro @

“…l’impotenza ultima di ogni anelito autarchico e anarchico alla liberazione dell’io”.

Ben detto, cavolo.


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