Cronachesorprese

23 luglio 2010

California reaching

Filed under: cronache — alessandro @

L’avevo detto che ci sarei andato.
Questo post raggiunge l’orario schedulato di pubblicazione mentre io sono su un aereo per San Francisco. Starò via quasi un mese. Ho creato un blog di viaggio che spero di riuscire ad aggiornare, anche con appunti molto veloci e qualche foto.

Da oggi al 20 agosto mi trovate on the road :-)

Buone vacanze a tutti.

20 luglio 2010

Quando intercettare diventa informare

Filed under: cronache — alessandro @

Io non so se la maggioranza si rende conto di quanto poco sia opportuno trasformare le commissioni parlamentari in conclave proprio per discutere una legge così controversa come quella sulle intercettazioni e con motivazioni così discutibili. Ci sono state pesanti critiche su un membro della commissione. E allora? Basta questo a chiudere le porte?
Lasciamo perdere tutta la questione del cosiddetto “bavaglio”, la legge non mi piace ma ho qualche perplessità a prenderla come occasione (anche simbolica) per una battaglia totale sulla libertà di stampa, soprattutto dopo gli emendamenti delle ultime ore.
Se però un gruppo parlamentare si oppone alla registrazione di una seduta in commissione, e la richiesta viene accolta, non ci possono essere dubbi sulla volontà di una parte politica di privare i cittadini di qualcosa che serve a capire e a farsi un giudizio. E se poi questo avviene proprio per discutere una legge sulle intercettazioni non puoi dubitare che otterrai l’effetto opposto: volevi discutere in commissione a fari spenti e invece avrai maggiore attenzione da parte della stampa. La disobbedienza della radicale Rita Bernardini è pertanto giustificata e apprezzabile.

Queste sono le iniziative dei radicali che mi piacciono.
La loro storica radio, peraltro, ha trovato in internet un canale perfetto per la propria vocazione all’informazione politica a 360 gradi. Vale la pena guardare con attenzione il sito, vedere come è organizzato perché, al di là di quanto possano piacere le idee, è un bell’esempio di informazione e documentazione al servizio di tutti.
Sarebbe bello che tutte le forze politiche facessero a gara a offrire ai cittadini questo tipo di documentazione e non a nasconderla. Non credo che sia un’utopia. Si dirà che anche la selezione dei documenti è propaganda. Verissimo, ma intanto che arrivi qualcosa.
E comunque, propaganda per propaganda, preferisco quella che dà anche un valore aggiunto di informazione.

15 luglio 2010

BuroSerendipity

Filed under: cronache — alessandro @

Continuando sul tema burocratico, oggi maledicevo la mia decisione di immolare la pausa pranzo per recarmi nella mia banca. Dove mi sono trovato nuovamente di fronte a una richiesta che mi innervosisce, cioé dover ripetere i miei dati a chi già li possiede. E non solo: volevano il mio codice fiscale, ma proprio il tesserino eh, che non si sa mai. Ma siete la mia banca, siete-la-mia-banca. Quante volte è ragionevole e tollerabile che mi chiediate il codice fiscale “fisico”? Due, tre volte. Quattro, via. Poi basta, piuttosto tatuatemi un codice a barre accanto al sopracciglio.

Non è per voi, dite, me lo chiedete perché mi state vendendo un prodotto di altri? E allora perché dovrei prenderlo attraverso di voi, se non mi offrite neanche la minima comodità di essere riconosciuto? Non lo capisco. Già capisco poco questa ossessione burocratica per la fotocopia di documenti, sempre gli stessi in sempiterno, in particolare il codice fiscale. Ci sono delle leggi idiote in merito? Siete una banca, siete dei privati. Fate finta di aver accertato. Il codice che vi snocciolo a memoria o che potete generare comodamente è quello giusto. Non passerete dei guai per non averlo fotocopiato, ve lo garantisco. Fatemi firmare che eventualmente la colpa è mia, dormite tranquilli nel vostro caveau tra quattro guanciali, come Zio Paperone.

Anche perché basta abbinare il codice fiscale, dettato o generato, a un altro dato come il numero della carta di identità per nullificare le già remotissime possibilità di confusione con un mio omonimo che sia nato il mio stesso giorno nella mia stessa città e che oggi stia chiedendo un servizio nella stessa mia banca. Vi rendete conto, cari burocrati legiferanti e legi-applicanti? Siete intimamente convinti che una richiesta simile abbia un senso diverso dal rompere i maroni? Allora stasera, rientrando a casa, state ben attenti a tutti gli asteroidi che vi stanno sciamando sulla testa.

Oggi l’impiegata, preso atto del mio totale rifiuto a produrre un documento fisico con il mio codice fiscale e avviandosi lemme lemme a recuperare in archivio la cartella del mio conto includente il codice fotocopiato la bellezza di quattordici anni fa, mi ha detto quasi sospirando: eh, ci vorrebbe la tessera sanitaria. Eh lo so. Ma l’ho persa più di quattro anni fa e non sto a portarmi sempre dietro quella cartacea. Non ho ancora chiesto il duplicato. Allora? Vuol dire che non ne ho avuto un bisogno esagerato, negli ultimi quattro anni. Bene, no? Mi sta forse augurando qualcosa di diverso, un utilizzo più intenso? :-)

Epperò stasera, rientrando a casa, trovo una lettera della Sogei con il nuovo tesserino sanitario. E mica l’avevo chiesto. Lo stanno rispedendo perché ha una scadenza, che bella sorpresa. Vedo tra l’altro che con la manovra in discussione in questi giorni sono stati stanziati venti milioni per il 2011 per continuare a distribuirla. Non sono un po’ tanti? Vabbé, forse no.

E mi dite anche gentilmente che il tesserino vecchio non è più valido per l’assistenza sanitaria ma continua ad essere utilizzabile come documento comprovante il codice fiscale in faccia a quei pedanti che non ci credono.
Quasi quasi domani torno in banca. È che ho paura di perdere anche il nuovo tesserino. Almeno loro, che sono la-mia-banca, una fotocopia al sicuro la tengono… :-)

12 luglio 2010

Teatro burocratico

Filed under: cronache — alessandro @

Oggi ho ritirato il passaporto. Avevo fatto domanda il 16 giugno. Terrorizzato dal ricordo delle esperienze del Mariachi, ma soprattutto dagli avvisi disseminati un po’ ovunque all’ufficio passaporti, avevo dato per scontato che non avrei potuto averlo prima del 16 luglio e probabilmente anche un po’ dopo. Poiché dovrei partire il 23 ero seriamente preoccupato di non farcela: il rispetto dei tempi e l’urgenza sono garantiti solo a chi viaggia per motivi di lavoro, non ai turisti come me.
Beh, via, devo ricredermi. Ho mandato un fax per richiedere il riconoscimento dei motivi di urgenza il 2 luglio. Vedo ora sul passaporto che la data di inizio validità è il 3 luglio: vuol dire che la mia richiesta è stata presa sul serio. Certo se ci fosse un modo di avvertire della conclusione della pratica uno eviterebbe di fare viaggi a vuoto… ma vabbé, per una volta che una cosa fila liscia non voglio fare critiche superflue. Probabilmente la richiesta d’urgenza è stata essenziale, se non l’avessi fatta avrei rischiato davvero. Ma ha funzionato.

Dell’esperienza sempre un po’ curiosa della trafila burocratica per chiedere a un ufficio di certificare che io sono proprio io, di notevole c’è almeno il foglio di istruzioni per i documenti necessari e in particolare per le foto. Sembra un pezzo di teatro, vorrei darlo a un attore bravo da leggere:

…CON SFONDO BIANCO. IN ESSE, IL VOLTO, RIPRESO FRONTALMENTE, COMPLETAMENTE SCOPERTO E SENZA
OMBRE O RIFLESSI, DEVE COMPRENDERE CIRCA IL 70 – 80% DELLO SPAZIO. LE FOTO DEVONO ESSERE STAMPATE SU CARTA NON LUCIDA E CON COLORI AD ALTA DEFINIZIONE. L’ESPRESSIONE DEL VISO DEVE ESSERE NEUTRA, CON LA BOCCA CHIUSA; GLI EVENTUALI OCCHIALI DEVONO PERMETTERE CHIARAMENTE LA DISTINZIONE DEGLI OCCHI ED ESSERE CHIARI E PRIVI DI RIFLESSI”.

Leggermente ansiogeno, a partire dal tutto maiuscolo. Dopo averlo letto vi voglio vedere, a fare l’espressione neutra. Sarete non neutri, e colpevoli. Per sempre.

Un altro pezzo notevole di teatro burocratico è la spiegazione dei singoli campi da compilare nell’ineffabile modello Esta (Electronic system for travel authorization), il visto elettronico da compilare online per chi vuole andare negli Stati Uniti. Le informazioni richieste sono pochissime ma spiegate da introduzioni ridondanti e un poco, guarda caso, ansiogene. Un pagamento con la carta di credito richiede molti più dati: ma in un sito di e-commerce, quando arrivi al passaggio giusto, hai la sensazione di sbrigartela in un attimo. L’Esta invece ha un livello di difficoltà da primo quadrimestre della terza elementare ma viene introdotto con avvertenze plurime di attenzione, come se fosse il manuale d’uso di una bomba al neutrone. Ad esempio l’immissione della data di nascita è spiegata così:

Data di nascita
Giorno *
Indicare il giorno di nascita. È necessario indicare il giorno di nascita, per compilare la domanda o per controllare lo stato della domanda.
Mese *
Indicare il mese di nascita. È necessario indicare il mese di nascita, per compilare la domanda o per controllare lo stato della domanda.
Anno *
Indicare l’anno di nascita. È necessario indicare l’anno di nascita, per compilare la domanda o per controllare lo stato della domanda.

Non potevano scrivere semplicemente: “data di nascita (campo obbligatorio)”?
No. Il teatro burocratico ha i suoi tempi, le sue pause, le sue esigenze narrative.

E anche il mio bel librettino nuovo di pacca di quarantotto pagine, che alla fine ha scritto in 23 lingue “il presente passaporto contiene 48 pagine”, questo magico, magnetico (oltreché elettronico) oggetto che stasera occhieggia dalla tasca del mio zainetto e pare dirmi: “ehi, ma lo sai che stasera tu sei un po’ più tu, perché te lo dico io?”, anch’esso (ESSO) è molto teatrale. C’è pure nella seconda di copertina la statua equestre di Marco Aurelio che fa il saluto romano o qualcosa di simile (perché gli esperti ancora dibattono). Passaporto italiano, anvedi. Fatece largo che passamo noi.

7 luglio 2010

Dalla prima lettera di Ratzie agli Uàri

Filed under: cronache,ratzie stories — alessandro @

Cosa direbbe? In attesa che avvenga davvero qualcosa di simile, come auspica per altri motivi il panzone, provo a immaginare una prima lettera prendendo uno spunto di cronaca. La immagino letta un po’ tra le righe, quindi non si pensi che attribuirei espressioni poco diplomatiche al buon Joseph.

“Cari Uari, non capite nulla delle cose di quaggiù.
Leggervi a volte è divertente. Più di frequente è imbarazzante: avete quel piglio da riformatori delle leggi, degli usi e dei costumi in nome della (pretesa) Ragione che solo a voi non sembra vecchio e triste.

Da un po’ di tempo vedo che voi e altri rilanciate certe critiche alla religione così inessenziali e stantie che viene da chiedersi se ci credete davvero, se siete proprio così ingenuamente convinti che colgano nel segno. Sembra quasi che abbiate un tabù alla rovescia: guai a considerare il senso religioso qualcosa di più di una debolezza o di una malattia dello spirito, per non dire della psiche. Un tabù che vi impedisce di capire quello che ascoltate e che leggete, in materia. E che non vi impedisce, tuttavia, di coltivare la pretesa di fare gli informati e gli informatori.
Vediamo cosa dite in una delle vostre ultime news che dà conto della mia visita a Sulmona ( i grassetti sono miei):

Il cristiano, ha affermato nel suo discorso ai giovani, “non è mai un individualista”: per questo è chiamato ad amare la comunità (quella cristiana) e a impegnarsi “a vivere insieme l’esperienza di fede”. I benefici di tali comportamenti, secondo il sommo pontefice, saranno ultraterreni: “Dio non vi toglie nulla, ma vi dà il ‘centuplo’ e rende eterna la vostra vita”.

Allora, ve lo rispiego, anche se mi è capitato di ripeterlo spesso ultimamente: il centuplo è “quaggiù”. Non è ultraterreno. Non dico che basta conoscere il Vangelo, dico che basta leggere bene tutto il mio discorso e capire il contesto: sto parlando a dei giovani, mi sto complimentando con loro perché hanno capito il valore della fede. E prometto loro, evangelicamente, che nulla sarà tolto. Qui e ora. Appunto. Ripeto la promessa evangelica.
Non sto parlando dell’ultraterreno. Neanche di striscio. “Rende eterna la vostra vita“: è vero che il vangelo dice “e in futuro la vita eterna”, ma senza la premessa del centuplo non c’è eternità che tenga, non c’è aldilà che possa essere umanamente interessante. Così l’Eterno vuole stare tra gli uomini, con un centuplo di valore sensibilmente sperimentabile. Ci arrivate? Come fate a non vedere che l’accento è tutto sulla terra e per niente sull’ultraterra? Vi basta la parola “eterno” per farvi scattare la paranoia marxiana? Mavvìa, siate un po’ meno reattivi. Non è ragionevole. Ma poi vi pare che mi rivolga a dei ragazzi di quindici, vent’anni per parlar loro soltanto di ultramondi? E chi sono, Goldrake?

Qui e ora. Sono tre parole, in tutto sette lettere. Consideratele bene. Sono centrali nel cristianesimo, in tutta la sua storia. Se il cristianesimo non avesse dimostrato di agire sulla vita di tanti, di tante persone singole, rendendola più umana di quello che uno riesce a immaginare e sperare per sé, non si sarebbe mai affermato.
Il potere viene dopo. Il potere può anche strumentalizzare una fede, ma se prima quella fede non è nel popolo non ha nulla da strumentalizzare.

E ve le dò io le news: anche oggi è così, non è cambiato nulla in duemila anni, il metodo è sempre lo stesso. Non dico di convertirvi, non più di quanto lo dica a me stesso e ai miei: vi chiedo almeno di essere disponibili a capire, perché se in una notizia striminzita riuscite a infilare la solita vaccata dell’alienazione vuol dire che, con tutte le vostre pretese razionalistiche, non avete neanche questa disponibilità minima. Siete dogmatici.

Rompete i vostri tabù. Liberatevi.”

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