Cronachesorprese

31 marzo 2010

Negozi seducenti

Filed under: parole, non fatti — alessandro @

Non è una metafora ma la traduzione più o meno letterale di sexy shop. Me l’ ha fatto notare una ragazza inglese che si trova a Genova per lavoro. Si dovrebbe dire sex shop. Insomma un inglese, tutte le volte che passa davanti a un “sexy” shop, si scompiscia. E non per gli articoli esposti.
Pare che sia abbastanza esilarante anche il termine footing, che in inglese significa solo “fondamento” o “posizione”. Il termine usato per la corsa leggera di allenamento o riscaldamento è jogging.
Quindi non ci limitiamo a importare dei termini inglesi nel nostro dizionario ma inventiamo di sana pianta anche i significati, partendo probabilmente dall’errore di interpretazione di qualcuno.
Conoscete altri esempi?

30 marzo 2010

Elezioni regionali

Filed under: cronache — alessandro @

Considerazioni sparse sulle elezioni regionali.

Nel quadro d’insieme nazionale ha vinto la destra. Ma la vittoria più significativa è quella di Vendola in Puglia: tra i presidenti uscenti è quello che ha ottenuto la conferma più netta, in una regione difficile per la sua parte politica. Non conosco nel dettaglio la situazione pugliese, ma un risultato così è con buona probabilità il segno di un buon lavoro fatto sul territorio.

L’avanzata della lega al nord è rimarchevole, ma la vittoria strategica in Piemonte è stata ottenuta soprattutto perché la lista dei sostenitori di Grillo ha tolto voti alla Bresso. Cota quindi non avrà un compito facile; d’altro canto il Pdl avrà molto da riflettere su quanto spazio ha lasciato ai seguaci di Bossi.

Nella mia Liguria non c’è stata vera partita, nonostante le apparenze. Burlando ha confermato quasi lo stesso distacco di cinque anni fa nonostante un astensionismo eccezionale che, è facile intuirlo, è prevalentemente astensionismo di protesta a sinistra. QUindi il divario potenziale è ancora maggiore. Burlando però aveva dichiarato di voler combattere, arginare l’astensione. Non ce l’ha fatta e farà bene a non trascurare questo fattore, oltre a darsi da fare per cercare una quadratura tra alleati non molto omogenei.

La situazione che si è creata nel Lazio è davvero eccezionale. Hanno cominciato in autunno con il caso Marrazzo, hanno continuato con il casino liste e hanno concluso con un testa a testa che dà l’idea di una regione spaccata in due come una mela. La vittoria è risicata, ma chi l’avrebbe detto qualche mese fa? Il centrodestra si è bruciato tra beghe interne e pasticci nell’ufficio elettorale il “vantaggio Marrazzo”, la cui vicenda. con tutto quello che è successo, è scomparsa completamente o quasi dalla contesa. Ma la vera occasione mancata, per tutti e non solo per uno schieramento, è stata il non poter assistere a un confronto tra due candidati di spessore che potevano offrire, per una volta, una bella dialettica sui programmi e non sulle beghe partitiche e ideologiche. Si vede che era proprio una pretesa eccessiva…

27 marzo 2010

Aspettando le vere ragioni di un attacco

Filed under: cronache,ratzie stories — alessandro @

La Chiesa deve chiedere scusa o deve chiedere scusa di esistere? Non è strano porsi questa domanda nel pieno di una pandemia di panico morale come quella che si sta diffondendo in questi giorni sulle presunte responsabilità del Vaticano nella copertura di casi di pedofilia. Più ci si addentra in questa ondata di rancore (ben fotografata da Marina Corradi su Avvenire) più sembra che per i critici la Chiesa debba esistere soltanto per chiedere scusa. Se non ci fosse, sono sicuro, ne sentirebbero la mancanza almeno per questo, perché non avrebbero altri a cui rivolgere critiche così, come dire, “saporite”.

Franco Cardini oggi sul Secolo XIX ricorda che l’ultima volta che in America c’è stata una campagna di screditamento del Vaticano su questo tema fu nel 2002, quando Bush trovò nell’autorevolezza di Giovanni Paolo II un serio ostacolo a un apprezzabile consenso mondiale per la nuova guerra in Iraq. Oggi il motivo potrebbe essere di altro genere, forse più interno (le nuove religioni chiedono spazio nella grande partita dell’educazione dei giovani e la vecchia catholic church dà fastidio), o forse da ricercare tra temi come la ridefinizione dei “diritti umani” che vede sostanzialmente la Chiesa come unica avversaria. Penso ad ogni modo che l’attacco di questi giorni non sia casuale ma strategico; e se è strategico ne vedremo e capiremo i motivi soltanto tra un po’. La Chiesa si metterà, come spesso accade, di traverso su qualcosa e allora qualcuno le rinfaccerà di non poter vantare nessuna autorità morale per non aver fatto qualcosa che il mondo le chiedeva. Non è complottismo: non credo che questa strategia sia l’esito di un complotto ma di un coagularsi naturale di forze ostili alla Chiesa.

Andrà così, ne sono abbastanza sicuro. Come sono sicuro che il vero motivo del “panico” di molti è la provata efficacia dell’azione di Ratzinger contro i pedofiili, quella “sporcizia” dentro la Chiesa che ha promesso di combattere e che sta combattendo con determinazione. I nemici della Chiesa conoscono l’intransigenza dell’ex prefetto della Congregazione della Fede su questo tema. Allora tirano fuori storie vecchie di decenni, cercano di coglierlo in fallo evidenziando presunte omissioni. In questa affannosa rincorsa allo scandalo a volte prendono delle cantonate incredibili, come capitò a Colm O’Gorman nell’interpretare la Crimen solllicitationis (che dice l’esatto contrario di quello che lui le faceva dire nel suo documentario) ma il più delle volte non rischiano nulla, perché si sa che scavare fango è sempre un’operazione redditizia se va incontro al desiderio di una buona parte del pubblico.

Comunque, qualche punto fermo di metodo.

1 – “La Chiesa chieda scusa!” Sta diventando un fastidioso ritornello. Sembra che le scuse non siano mai abbastanza. E sembra soprattutto che i luogocomunisti non vogliano mai considerare la differenza tra quello che dice un pontefice (che sul tema della lotta alla pedofilia, mi spiace per il New York Times, è irreprensibile) e quello che dicono altri esponenti della Chiesa e del Vaticano dallo specifico delle loro funzioni. Padre Lombardi è il responsabile dei rapporti con la stampa e giustamente risponde agli attacchi della stampa. C’è differenza, non so se si capisce. Se ci sono scuse da chiedere non dovrà essere Padre Lombardi a farlo, sarà qualcun altro.

2 – “La Chiesa non deve dare indicazioni di voto!” Prego? La Chiesa parla come e quando vuole. In particolare il presidente della Cei, in prossimità delle elezioni, non può far finta che le elezioni non ci siano. Avesse detto poi delle cose nuove, delle cose che qualcuno non sa. Il suo discorso va più a vantaggio di uno schieramento che di un altro? Discutibile, se non altro perché non c’é nessuna ragione per cui la Chiesa, che è così poco seguita dagli italiani nelle scelte di tutti i giorni (da me per primo), sia seguita nelle urne. Ma anche se fosse non è niente di sconveniente: se le forze politiche vorranno si regoleranno di conseguenza, altrimenti no. Sono scelte tra le tante che un partito o una coalizione devono compiere. I soggetti sociali sono tanti, ognuno ha i suoi valori irrinunciabili, non solo la Chiesa.
Diciamolo chiaro: quelli che hanno fatto gli scandalizzati vorrebbero soltanto una cosa, vorrebbero che la Chiesa tacesse. Vorrebbero che la Chiesa si conformasse all’idea che hanno loro di Chiesa. Per quello che mi riguarda possono scandalizzarsi per le prossime diecimila consultazioni elettorali, vediamo chi si stufa per primo. È una questione di principio. Molti di quelli che giocano a fare i “resistenti” per il bavaglio a Santoro vorrebbero mettere il bavaglio a Bagnasco, c’ è qualcosa che non mi torna.

24 marzo 2010

Televisione, cioè distanza

Filed under: cronache — alessandro @

Vorrei trovare qualcuno in grado di aiutarmi a misurare bene, davvero (non quindi con spiegazioni tecniche, che sono soltanto il come e non il cosa) la distanza tra questo:

e questo:

A me sembra che ci sia già una distanza siderale tra due rappresentazioni dello stesso fatto, ben più grande (se fosse possibile comparare) di quella di vita e di tempo che potrà misurare oggi Antonio a tornare sullo stesso campo dieci anni dopo. Stefano ha provato, da par suo, a spiegarne una dando ottimi spunti per capire anche l’altra.

18 marzo 2010

Le solite Cassazioni

Filed under: news factory — alessandro @

Non capisco quale sia la novità nella sentenza della Cassazione che condanna un tizio per aver dato del gay a un altro con intento denigratorio. Se l’intento è chiaramente quello il reato è l’ingiuria e non c’è niente di nuovo.

Può darsi che sia la prima volta che capita che la cassazione si pronunci su un’ingiuria così, ma il reato è chiaro e non vedo nessun “segno dei tempi” nell’applicazione della legge al caso. Quindi scrivere, come fa il Corrriere della Sera, “la cassazione dice basta alle denigrazioni nei confronti degli omosessuali” è una forzatura. La denigrazione di chiunque con qualsiasi argomento, se fatta in contesti tali da recare un danno, è stata sempre un reato. La novità forse può essere nella maggiore praticabilità della denuncia da parte degli omosessuali, che non hanno più alcun motivo per tenere segreto il proprio orientamento sessuale.

I titoli sulle sentenze della Corte di Cassazione sono un genere giornalistico con caratteristiche peculiari. Sono quasi sempre fuorvianti. Se la Cassazione affronta per la prima volta un argomento non è detto che il pronunciamento “faccia” giurisprudenza, come sembra leggendo i giornali.

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