Cronachesorprese

29 novembre 2009

Avenue Q

Filed under: lo spettatore indigente — alessandro @

C’è modo e modo di distruggere i luoghi comuni. Di questo musical si dice che è politicamente scorretto e non so se è proprio così. Certo usa parole e situazioni “sconvenienti” e non allude mai, dice chiaro. Cose permesse ai pupazzi e non agli attori in carne e ossa, si dice anche. Ma vi sfido a distinguere davvero i pupazzi dagli infaticabili folletti che li muovono, a sceverare l’umano e il burattinesco. Se i muppet erano dei mostri di simpatia e di ironia, i personaggi di Avenue Q lo sono il doppio. “Arrivano” subito, non puoi resistere, sono già alla prima smorfia i compagni di sempre. I neuroni specchio degli spettatori non sanno decidere chi tra l’attore e il pupazzo è più simile o empatico a noi e impazziscono, ma senza psicodrammi. Anzi alla fine dello spettacolo diresti che hanno l’aria di essersi divertiti parecchio, come dopo un giro di fumo di quello buono.
Ma in una rappresentazione così calda e così poco allegorica, di maschere che “la verità la dicono ridendo” non ce ne sono. Per questo non credo che sia come molti affermano: Avenue Q non può permettersi di essere scorretto e volgare nascondendosi dietro ai pupazzi. Avenue Q affronta tanti problemi che ai più piace considerare problemi “attuali”: il razzismo, l’omofobia, la disoccupazione, la povertà, l’emarginazione, la depressione. E naturalmente il problema dei problemi: internet :-) Su nessuno di questi argomenti il musical ha da dire qualcosa di nuovo, e non presume di farlo. Ma neanche dice o mostra nulla di rassicurante.
C’è una buona dose di ambiguità nel modo di chiamare il consenso e l’applauso. “Siamo tutti un po’ razzisti”; “Internet serve al porno”. Questo è però anche il musical della crisi anche se è stato scritto qualche anno prima dei noti problemucci di Wall Street (perché le crisi si manifestano nella vita della gente prima che scoppino le bolle speculative): “Che sfiga che ho – Per oggi è così”. Tutti i giudizi non sono scolpiti, rimangono appena sbozzati perché non c’è il tempo, non ci sono le risorse, non ci sono le energie umane per andare a cercare risposte più articolate nei grandi sistemi etici. C’è solo l’urgenza gridata in tutti i modi (anche attraverso i pupazzi, anzi ancora meglio attraverso di loro) di una compagnia convincente. E sorridente, che per un musical è il minimo; ma sorridente a ragion veduta, che in un musical non è proprio scontato.

Ho cominciato a guardare spezzoni di Avenue Q in giro per la rete più di due anni fa, su segnalazione di un amico. Mi ha colpito subito e sono stato contento di vederlo questa settimana nella versione italiana, anche se la traduzione non è sempre convincente. Consiglio di andarlo a vedere, se capita. Gli autori dicono che va bene anche per i bambini accompagnati e forse hanno ragione. Ma i genitori non facciano l’errore di fare gli scandalizzati o (peggio ancora) gli imbarazzati di fronte ai “pupazzi nudi” (come dice la locandina dello spettacolo) che sul palco ne dicono e soprattutto ne combinano di tutti i colori. Si lascino andare e “si scompiscino”, come direbbe Totò. Il miglior esempio possibile, ne sono convinto. A spiegare, delimitare, contestualizzare ci andrà il tempo che ci va.

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