Ha ragione Massimiliano Lussana:
mi muovo sempre con i mezzi pubblici, perché penso che siano la migliore scuola di giornalismo esistente in natura
Anche se avessi l’automobile, e soprattutto la possibilità di usarla senza perdere metà vita a cercarle un parcheggio o a pascolarla a due all’ora per le strade di Genova, non rinuncerei al mezzo pubblico e lo userei spesso, come ho sempre fatto.
Parlare male del Volabus è facilissimo. Quello che dice Lussana è tutto vero e non è neanche tutto. Provate a raccontare a un amico di una città europea medio grande come Genova (che so: Dusseldorf, Bilbao, Liverpool) che l’unico mezzo pubblico collettivo che collega l’aeroporto al centro città è un piccolo autobus che fa una corsa ogni ora e costa quattro euro. Per un percorso di soli 7,7 chilometri. Non sarebbe neanche da bocciare del tutto il servizio in sé, se non fosse l’unico. L’alternativa, unica anch’essa, è il taxi.
Come è noto, l’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova non è un hub fondamentale per le rotte europee. Uno dei voli più importanti in arrivo è il Ryan Air da Londra. Bene, il Volabus parte alle 13, cinque minuti dopo l’arrivo dell’aereo. Auobus semivuoto, naturalmente. Perché ammesso che l’aereo spacchi il minuto vi voglio vedere a scendere, fare la coda per il controllo dei documenti e aspettare che il bagaglio da stiva arrivi sul nastro trasportatore, uscire dall’aeroporto e prendere l’autobus. Questo ipotizzando che sappiate già cosa vi aspetta, perché forse un inglese che arriva a Genova per la prima volta potrebbe anche pensare di prendersela comoda e di non precipitarsi giù dall’aeromobile come un terrorista di Al Qaeda sorpreso con la gelatina esplosiva nella pochette.
Non va molto meglio per gli altri voli importanti: il British Airways da Londra Gatwick arriva alle 13:10, due dei quattro voli Lufthansa da Monaco arrivano alle 11.10 e alle 14.10 (il Volabus parte sempre all’ora esatta, a parte la prima corsa e le ultime due), due dei tre Air France da Parigi arrivano alle 11.55 e alle 22.10, tre dei quattro Alitalia da Roma arrivano alle 11.05, 18.55, 21.15. Insomma ci sono molte probabilità di passare piacevolissime ore o abbondanti frazioni delle stesse negli ambienti dell’accogliente e amichevole aerostazione a farsi rapinare nei bar scalerci o nelle boutique extralusso (i prezzi cambiano di poco dal toast di stegosauro al pullover di cachemire). A meno che non si prenda un taxi. Sono sempre a decine davanti all’uscita degli arrivi. Riscuotono un sovrapprezzo soltanto per uscire dal Colombo più le solite rapine diurne o notturne. Diciamolo, chi arriva al Colombo deve considerarsi in ostaggio e per uscire deve pagare un riscatto. Un pizzo, via. Se sono a Stansted a un’ora e tre quarti di autobus dal centro di Londra non è un pizzo, è un servizio che costa anche poco. Ma se sono al Colombo a soli sette chilometri dal centro è un furto.
Con tutti i suoi problemi, la rete urbana Amt che passa a circa duecento metri dall’uscita degli arrivi del Colombo per una volta cascherebbe anche a fagiolo. E si potrebbero una volta tanto ribaltare le frequenti critiche verso lo scalo genovese se si considerasse la relativa vicinanza al centro città rispetto ad altri aeroporti internazionali e la prossimità ad autobus e treni. Anche la stazione di Cornigliano è a due passi. Ma è una vicinanza soltanto teorica, perché dal Colombo esci soltanto con una automobile o con il Volabus. È questo l’aspetto più incredibile dell’intera questione. Mettiamo che il Volabus non sia un servizio abbastanza redditizio e che sia impossibile prevedere corse più frequenti ed economiche. Bene, basta fare un passaggio pedonale. In quattro, cinque minuti al massimo si arriva alla fermata all’inizio di via Cornigliano e si prende l’uno o il due per il Porto antico, il tre per Principe. Ottime frequenze almeno fino alle dieci di sera. La fermata è anche davanti alla stazione ferroviaria: in sette minuti arrivi a Principe. E non dico di mettere dei nastri trasportatori lunghi chilometri come da un terminal all’altro di Madrid-Barajas. Vado con le mie gambe, mi tiro dietro il mio bravo trolley, tengo lo zainetto sulle spalle ma fatemi uscire, fatemi sentire un uomo libero ogni tanto quando non vi costa nulla. Ah, già: i quattro euro…
La prima volta che sono tornato da Londra, dopo aver visto volare via il Volabus, mi sono impuntato e ci ho provato. Sono uscito dall’aeroporto a piedi. Oggi sono qui a raccontarlo, ma non so bene come è successo. Non è lunga ma bisogna fare un pezzo di rampa che da una parte va verso l’autostrada e dall’altra sfocia in via Cornigliano. La presenza dei pedoni non è prevista e probabilmente ho fatto qualcosa che non potevo fare. Ma quanto avrei voluto essere fermato dalla polizia, in quel momento.