Cronachesorprese

28 giugno 2009

Santorini, il rosso e il nero

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santorini

Pochi chilometri quadrati di sutura tra storia umana e storia naturale. Un posto che sarebbe piaciuto all’ultimo Leopardi e che non lascia indifferente nessuno. Come si dice: commuoverebbe anche i sassi. Del resto, a Santorini i sassi si muovono.
L’ultima volta che l’hanno fatto con un certo fragore, nel 1956, è stata tragedia; ma pur sempre poca roba rispetto a tutto ciò che questa parte di Egeo ha visto nel corso dei millenni.

Isola in continua ridefinizione, prima tondeggiante e poi (dopo il grande cataclisma del 1700 circa avanti Cristo) a chela di granchio, Santorini è una vertigine che in un attimo mette a dura prova quell’istiintiva difesa che è la voglia di pensare al tempo costruendo cronologie che, come nelle antiche teogonie, separino nettamente il caos dal cosmos. Quante volte è cambiata qui la forma della terra emersa, anche in epoca storica? L’eruzione che ha fatto sprofondare la caldera ha sepolto Akrotiri, una città antichissima (e probabilmente splendida) che era già abbandonata.
Thyrasia si è staccata; poi il vulcano che si era inghiottito tutta quella roba ha risputato fuori Palia Kameni e Nia Kameni a riempire una piccola parte del vuoto; poi un altro bello scossone ha smozzicato ampie porzioni della costa meridionale. Per citare solo gli eventi più notevoli.

Il rosso e il nero sono niente di metaforico, sono i colori maggioritari di queste pietre così inquiete: un contrasto che dipinge la tensione reale su cui tutto qui vive e vegeta, su cui ogni epoca umana dal neolitico in poi ha cercato di dare stabilità e direzione alle singole costruzioni ed esistenze. Ci sono queste scogliere tagliate come torte millefoglie, scorci stratigrafici a picco sul mare, teche di fossili di commovente bellezza. Da sempre fanno da pantoni alle case, oltre a fornire loro una parte del materiale da costruzione. Come per le abitazioni più antiche di Oia, il bellissimo centro sul bordo nord della caldera in faccia a Thyrasia, distrutto quasi completamente nel 1956. La ricostruzione ha privilegiato il bianco cicladico, ma guardando i vecchi muri si capisce che la Oia di un tempo (così come Fira, Imerovigli e gli altri villaggi affacciati sulla caldera) non staccava così nettamente dalla scogliera, non ambiva ad altro che a riprodurne i colori e le disposizioni, forse in un tentativo inconscio di ingraziarsi le forze titaniche di cui il rosso e il nero sono gli affioramenti. Le striature delle spalle dei Giganti.

Set su Flickr:

Santorini, il rosso e il nero
Cicladi, giugno 2009

27 giugno 2009

Auricchio Pride

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Il Commisseerio è vivo e lotta insieme a noi :-)

23 giugno 2009

Cani e notizie

Filed under: cronache — alessandro @

Cane che morde uomo? Uomo che morde cane? Giochetti accademici. Siamo molto oltre. A cominciare dai nomi: di fronte a un Imerio Mariotto che prende come avvocato un Guariente Guarienti anche Gadda cadrebbe in adorazione. Non c’è più nulla da immaginare né tantomeno da scrivere.
Insomma, ditelo che siamo finiti in un film di Totò e Peppino…

13 giugno 2009

Per la libertà di Caterina

Filed under: tutto considerato — alessandro @

Cara Caterina, per una stupida vacanza prenotata troppo presto non ho potuto partecipare al tuo battesimo. Per la verità ho scritto questo post prima di partire, ma poi ho deciso di non pubblicarlo. Quando sono tornato l’ho riletto e ho pensato che invece sì, va bene. Scusa anche per il ritardo oltre che per l’assenza, quindi. Lo pubblico con la data “giusta”, per non dimenticarla.

Ti ha raggiunto qualcosa di facile e sorprendente come il sorriso che così spesso e disinvoltamente regali a chi ti sta vicino. Non so cosa penserai tu se e quando avrai modo di leggere questo post, ma io penso che le cose importanti solo raramente si manifestano in modo eclatante, anche quando entrano dalla porta principale.
Sono le cose che vedi solo tu in un certo momento e non in un altro; sono le cose che nello stesso momento non vede chi ti sta accanto quelle che hanno la più alta probabilità di essere arrivate per te.

Solo per te.

Sei fortunata perché questa cosa nuova che ti è capitata, e che è solo per te, è stata svalutata e snaturata alla borsa dei valori, come se fosse un valore in concorrenza con altri. Sei fortunata perché i tuoi genitori nella loro semplicità hanno capito che un battesimo non è come l’iscrizione al club dei gormiti, al partito umanista o alll’università di scienze bancarie, ovvero non è classificabile tra quelle scelte che dipenderanno solo da te ma è solo qualcosa che ti capita, come del resto ti è capitato di nascere in un tempo e in un luogo senza che tu muovessi un dito (che ancora, del resto, non avevi).

Un regalo, appunto. Pensa che c’è in giro gente così strana che vorrebbe cancellare la memoria del regalo che ha ricevuto solo perché a un certo punto ha deciso che non era più gradito. Come se chi quel regalo ha fatto, o meglio chi non si è opposto perché fosse “consegnato”, gli avesse voluto giocare un brutto tiro o non avesse vigilato sulla sua incolumità. Cose strane e piene di un risentimento cattivo che spero, e prego, stia sempre lontano da te come è lontano oggi anni luce dal tuo sorriso.

Sei fortunatissima anche perché diversi tuoi coetanei non avranno questo regalo. E alcuni lo andranno a cercare e lo troveranno. Sarà lo stesso regalo, tale e quale a quello che ricevi tu oggi. Ma dovranno superare una difficoltà in più per capire che ciò che cercano e che vogliono non dipende dalla loro ricerca e dalla loro volontà.
Di questo mistero farai spesso esperienza. E ti auguro di considerarlo e guardarlo spesso in faccia, possibilimente ogni giorno: tutte le cose per cui vale la pena vivere sono belle ed emozionanti perché non le possiamo costruire completamente noi e hanno una sfidante apparenza di caso. Sono in effetti artisticamente mischiate a ciò che arriva attraverso quel processo che chiamiamo approssimativamente “caso” (che non è qualcosa di disprezzabile o inutile in fondo, perché è esso stesso un ottimo antidoto alla superbia); ma non possono essere fatte soltanto dal caso perché sono troppo adatte a noi.

È uno stimolo ad andare oltre e quasi un tormento, ma non potrai mai scindere l’apparenza del caso da ciò che più ti coinvolgerà. Ciò che sembra venire dal nulla (e prima o poi sembra sparire nel nulla) è strano che si dia così tanto da fare per arrivare alla tua testa, al tuo cuore e finanche al tuo stomaco, non trovi? O che metta a volte ali ai tuoi piedi, o una grazia e una consapevolezza nelle tue mani che non sai mai dire precisamente da dove salta fuori.

Questa stranezza è gustosa quasi quanto la certezza di essere amati. Ti auguro di non opporre mai quella strana, capricciosa apparenza (apparenza di capriccio) a quella certezza, perché hanno la stessa origine, ed è la stessa origine del regalo che hai appena ricevuto.

Viene da lontano, e ti porterà lontano.
E quello che accadrà in mezzo sarà certo molto importante, ma non potrà mai essere tutto, non sarà l’unica e ultima parola su di te, ci sarà sempre un punto di te che niente e nessuno potrà mai possedere.

Perché ora sei libera.

Buon cammino :-)

5 giugno 2009

L’Europa che verrà

Filed under: dichiarazioni di voto — alessandro @

Per le elezioni europee voterò per un candidato del Pdl nella circoscrizione Nord Ovest. Non il capolista, naturalmente. Come ho scritto più volte, non ho mai votato per “lui”. Ma non ho mai votato neanche per nessuna formazione di sinistra o di centrosinistra: una scelta di principio che non ho mai rinnegato in quindici anni. Ho fatto un’eccezione solo una volta per le comunali del 2007, utilizzando il voto disgiunto per un candidato al municipio di Genova Centro Ovest che conosco bene, di cui non condivido le idee “generali” ma di cui apprezzo l’impegno sul territorio. Per consultazioni su scala locale, e dove il voto di preferenza esiste ancora e conta di più del voto di lista, mi permetto di non tenere conto degli schieramenti.

Le europee offrono una possibilità analoga. La preferenza conta. Anzi le preferenze, che sono ben tre, contano più del partito di appartenenza perché poi a Strasburgo i partiti afferiscono a formazioni più grandi e la trasversalità è la norma. Io esprimerò solo una delle tre preferenze. In tempi di qualità molto bassa dell’offerta politica sono contento di aver trovato un candidato degno di voto, mi sembra quasi un regalo della buona sorte o della provvidenza.

Del significato che daranno i master of universe alla generalità del voto, includendovi anche il mio, non mi importa molto. Il mio voto ha solo questo significato: nell’attesa che la destra italiana si liberi del suo attuale signore e padrone cerco (e a volte per fortuna trovo) candidati di destra che vedo bene proiettati oltre l’era Berlusconi. Personalità che non abbiano nessun “debito” sostanziale verso il leader attuale, almeno come formazione politica e punti di riferimento nella società.
La fine dell’era Berlusconi potrebbe essere molto più vicina di ogni rosea previsione: Gad Lerner già ci scommette, ad esempio. Io non sono così ottimista (un anno mi sembra poco, vista la consistenza della maggioranza attuale) ma la speranza che l’era berlusconiana non vada oltre questa legislatura è abbastanza fondata. Il progetto di riforma della Costituzione in senso presidenziale che lo metterebbe in corsa per il Quirinale diventa di giorno in giorno sempre più inattuabile. Berlusconi non sembra più in grado di acquistare ulteriore popolarità e prestigio. È vero che si è sempre dimostrato più forte di qualsiasi tempesta politica, ed è qualcosa di veramente difficile da spiegare (non credo a nessuna delle spiegazioni che circolano). Ma come può, oggettivamente, aumentare ancora il consenso? Il declino sarà forse lento, ma sta per cominciare e forse è cominciato.

Quindi occorre guardare oltre da subito, senza farsi ipnotizzare dai conflitti tanto chiassosi quanto inutili di filogovernativi contro antigovernativi. Stiamo toccando il fondo del moralismo e del livore nevrotico. Ed è uno schema che rischiamo di ripetere come coatti per i decenni a venire, in qualsiasi prossimo scenario, se non ce ne liberiamo subito.
Non c’è compito più urgente per il presente, per questo presente, che immaginare il futuro.

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