Cronachesorprese

24 maggio 2009

Dry bones

Filed under: cronache — alessandro @

Sono andato al mare da bambino centinaia di volte accanto allo Scheletrone della Palmaria. Sbarcavo al Terrizzo e ci passavo davanti per raggiungere la scogliera del Carlo Alberto. Non ricordo di essermi fatto domande precise sull’origine di quel fantasma. Al Carlo Alberto c’era anche il residuo di una casamatta della seconda guerra mondiale. Quella sapevo benissimo cos’era, a cosa era servita. Serviva ancora: era stata trasformata in chiosco per le bibite. Oransoda, Lemonsoda. Acqua brillante Recoaro. Ghiaccioli a venti lire.

Il residuo di una guerra era pur sempre nella storia. Era razionalizzato, era assimilato nell’esperienza (anche di un bambino).
Lo scheletrone no. Non era né buono né cattivo. Non era residuo del passato, non aveva apparentemente alcuna funzione nel presente. Però si faceva sentire ugualmente. Era nel paesaggio ma non era del paesaggio. Noi bambini non lo sapevamo e pochi adulti avevano voglia di pensarci o raccontarlo, perché non offriva spunti narrativi o educativi. Ma anche lui era l’avamposto di una guerra che si stava combattendo sul territorio. Una guerra che aveva deturpato già posti più belli e famosi dell’Isola Palmaria e che, negli anni a venire, avrebbe fatto ancora molte altre vittime. Una guerra che stava tentando di portarsi via anche quell’isola, dove noi facevamo i tuffi dallo scoglio dei tuffi, guardavamo i granchi contendersi i pezzi di cracker che buttavamo nelle pozze muschiose, osservavamo le croste di sale che si formavano per l’evaporazione dell’acqua che rimaneva sulle lastre grigionere dopo una mareggiata.

Eravamo compresenti a una guerra e non lo sapevamo. Se lo scheletrone si fosse ricoperto di tendini, muscoli, carne e pelle avrebbe vinto la sua battaglia e avrebbe poi cominciato a riprodursi come un alieno nel resto dell’isola. E tutta quella bella macchia mediterranea selvaggia, quei profumi indicibili di arbusti impastati di sale, quelle arrampicate sugli scogli alla ricerca di quello “morbido” per asciugarsi dopo il bagno ci sarebbero stati interdetti per sempre.
Venerdì, quando ho sentito la detonazione, ho pensato: finalmente. Cosa? Finalmente va giù quell’orrore? Sì, anche. Ma soprattutto: finalmente lo sento, il suono della guerra. Lo sento nel momento in cui la vinciamo (questa piccola grande battaglia, almeno). Lo sento perché la vinciamo. Se l’avessimo persa non avremmo sentito nulla.

10 maggio 2009

Notizie vere dal terremoto

Filed under: cronache — alessandro @

Il Sussidiario sta incrementando un bellissimo Speciale Abruzzo che racconta, vivaddio, le storie vere e accantona quell’indigeribile miscuglio di sensazionalismo, propaganda, polemica sterile, moralismo antipolitico e anche disperazione e pessimismo cosmico a buon mercato che ha caratterizzato il primo mese di cronache dal terremoto.
Sono storie di gente che ha fede e che ha dovuto misurare la propria fede con una disgrazia enorme. Propongo la lettura di due storie che potrebbero essere considerate opposte e invece non lo sono, perché hanno lo stesso esito di forza. la stessa impronta di una umanità che splende e dà respiro a tutti quando l’aria sembra mancare.
Un padre perde la moglie, due figlie, la casa, lo studio in cui lavorava, in una parola: tutto.
Una madre di Onna salva se stessa e la famiglia uscendo dalla casa in tempo, un momento prima del crollo.
È bellissimo vedere che si può ripartire con il piede giusto anche da disgrazie immani. E quando parlo di piede giusto intendo solo una cosa. Ma si capisce leggendo le storie, non lo sto a spiegare.

9 maggio 2009

Un pomodorogiro di un certo livello

Filed under: cronache — alessandro @

il giro del pomodoro nella pizza In preda ai fumi di una Ceres ho coniato questa nuova unità di misura per la qualità della pizza: il pomodorogiro. Come sapete, sono sensibile al problema. Quello che si vede nell’immagine si può considerare un campione dignitoso. Chi tira indietro il mestolino non è degno di esercitare la nobile arte del pizzaiolo.
La foto l’ho scattata stasera all’Impero della pizza di via Sampierdarena 198 rosso. Una delle migliori pizze da asporto della zona, a mio modesto parere.

8 maggio 2009

Papi satan

Filed under: parole, non fatti — alessandro @

Vedo per il momento solo un aspetto positivo in tutto il bailamme scoppiato intorno alla partecipazione del Presidente del Consiglio a una festa di compleanno di una bella figliola. Ed è che nessuno potrà più usare quell’orrenda parola che è papi senza trasalire almeno un attimo.
Le brutte parole sono condanna a se stesse.

vignetta manifesto


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