Cronachesorprese

10 febbraio 2009

Eluana è un dubbio

Filed under: tutto considerato — alessandro @

Sono stordito e lo ammetto. Dopo quello che è successo nell’ultima settimana ho ancora più domande e ancora più dubbi di due mesi fa.

Scrivevo che facevo fatica a considerare l’alimentazione e l’idratazione come terapie, e ora non so più se Eluana veniva effettivamente sfamata e dissetata. Scrivevo che nessuno poteva interpretare la vera volontà di Eluana in questo momento, e non ho trovato altro che interpreti autoeletti dell’ininterpretabile. Scrivevo che non era proprio il caso di dividerci in due squadre di pro e di contro nonimportainfondocosa come siamo soliti fare, e si è arrivati a un parossismo di scontro tale, manovrato da vomitevoli e opposti cinismi, che mi chiedo come ne potremo uscire indenni e ragionevoli.

Io non sono, grazie a Dio, un idolatra del dio dubbio. Il dubbio metodico è tragico. Invece il dubbio come esito di un processo onesto e rigoroso, e come istanza per far partire un processo nuovo e diverso, è un dono di Dio. Il caso Eluana Englaro per me si conclude così, con un dubbio enorme, cresciuto di giorno in giorno, che chiede un’istanza più grande e comprensiva, perché non mi basta più l’offerta valoriale che c’è in giro. Non mi basta sulla questione che oggi è all’attenzione di tutti e su tante altre.

Il dubbio non è una questione emotiva, ma ha anche un esito emotivo. Il portato emotivo di questo dubbio è la nausea. Mi hanno nauseato i cartelli davanti alla clinica di Udine che davano del boia al povero Beppino Englaro. Mi ha nauseato poi sia l’editoriale di Avvenire che ha usato lo stesso termine, sia Repubblica che segnala quell’editoriale con grande enfasi facendo credere che contenga un’accusa sostanzialmente equivalente a quella del cartello, e come al solito non è vero. Ma mi hanno nauseato ancora di più tutti quelli che hanno detto e scritto e sbandierato ai quattro venti, ebbri di fede scientista, che una persona che respirava da sola, che apriva gli occhi ogni giorno e li chiudeva ogni sera, era “morta” da 17 anni. Negare l’evidenza in nome della scienza è vomitevole.
Mi ha nauseato, naturalmente, l’inaccettabile strumentalizzazione politica di tutte le parti politiche. Mi hanno nauseato i video su youtube di quelli che hanno già affidato a ogni buon conto al tubo universale una sorta di testamento biologico perché non si sa mai; che hanno parlato del loro destino di mortali non attraverso le preghiere che non vanno più bene e non si sa perché, ma attraverso uno schifo di formuletta in giuridichese. Ma che è questa roba, ma guardatela in faccia la paura che avete di morire. O di non riuscire a morire e di essere completamente nelle mani di qualcun altro. La vostra illusione è credere di non essere anche in questo momento, totalmente, inevitabilmente nelle mani di un altro.

Oggi non voglio, mi rifiuto di decidere da che parte stare. Non mi interessano più le fazioni. Ho bisogno di recuperare il senso stesso di appartenenza a una società in cui sembra sempre più normale che l’individuo sia solo individuo. Non mi piace una società che pensa l’eutanasia come una cosa normale e accettabile. Ma non mi piace neanche una sedicente religiosità che pretende di ottenere attraverso le leggi quell’adesione che non è capace di ottenere dai cuori, e affronta le questioni etiche soltanto mostrando i muscoli.

Io credo che ci debba essere una via di mezzo tra l’individualismo relativista e l’imposizione per legge dei valori. Deve esserci. O meglio, più che una via di mezzo, un’altra strada. Ogni contesa sui valori mi sembra sempre male impostata, e non riesco a mettere a fuoco cosa manca.

8 commenti »

  1. Bel post, grazie.
    Un saluto
    Andrea

    Comment by Andrea Nepoti Goitan — 10 febbraio 2009 @

  2. Non credo che il dubbio metodico sia tragico. Lo considero invece un mezzo indispensabile per il raggiungimento di verità strutturate, scevre da protervia. Un osservatorio privilegiato
    dal quale guardare le cose fuori dalla sacralità manichea ed enfatica che spinge a schierarsi sotto una clinica, ostentando cartelli, come ad uno sciopero, o applausi, come a teatro.
    Credo che sia, specie di fronte a faccende così smisuratamente più grandi della nostra pochezza, l’unico modo onesto di parlarsi e di avere un’opinione.
    L’opinione della sospensione del giudizio.
    Quando l’uomo non ha certezze , deve fare del dubbio una luce. Quella che gli consenta di compiere un passo indietro.
    O meglio quella che impedisca di farsi guidare dal buio della supponenza scientifica, in nome della quale alcuni avanzano a passi spediti verso mete scellerate.

    Un caro saluto.

    Comment by non avrai il mio scalpo — 11 febbraio 2009 @

  3. grazie a te andrea, un saluto.

    scalpo, sono convinto che ciò che si chiama dubbio metodico sia nel migliore dei casi una finzione. altro è il “sapere di non sapere”, altro il dubbio. ma non voglio aprire una discussione troppo complessa. probabilmente diciamo la stessa cosa in termini diversi. a me preme ricordare sempre che il dubbio non è “capace” di cominciare niente. può invece essere l’esito di un processo (la sospensione del giudizio, appunto) e l’occasione per cominciare qualcosa di nuovo.
    ed è il caso di quello che sta succedendo in questi giorni. ma a pensarci tutte le battaglie etiche che si sono combattute in campo italiano negli ultimi quattro o cinque anni sono irrisolte e chiamano a ripensare i fondamenti della vita associata. corriamo il rischio di non riconoscerci fra di noi, di dividerci a un livello molto profondo. questa cosa mi dà da pensare, mi fa soffrire molto. non mi basta più sventolare una posizione intellettualmente certa su qualcosa. non è più sufficiente. se la mia certezza non si interseca in niente con la certezza degli altri la società (l’area di intersezione) rischia di essere soltanto terra di nessuno.
    un caro saluto a te :-)

    Comment by alessandro — 11 febbraio 2009 @

  4. Sottoscrivo ogni parola. Squallida, vista da qui, la gazzarra politica, e quello schierarsi sempre secondo fazione.
    Anch’io non so seriamente da che parte stare, anzi, non voglio stare da nessuna parte.

    Comment by Nick — 12 febbraio 2009 @

  5. hei, ma dov’è il tuo leggendario dogmatismo? ;)

    Comment by estrellita — 14 febbraio 2009 @

  6. :-)) eeeeh, chiedilo ai “nicco” di questo mondo…

    Comment by alessandro — 15 febbraio 2009 @

  7. Sono stato contento di aver trovato questo post dopo aver vagato molto per la rete. Le mie posizioni sono diverse, ma ho una certa diffidenza verso i cattolici ultra-ortodossi e non mi riconosco per nulla con i tanti laicisti nostrani. Non è una storia semplice, ma, al contrario di chi dice di non parlarne più, penso che, non della vicenda umana, ma del suo significato bisogna parlarne. E credo che si possa dire molto anche da una prospettiva non religiosa, confrontandosi criticamente, quando non si è già presa una posizione assoluta.
    S&P

    Comment by S&P — 16 febbraio 2009 @

  8. Hai ragione, credo anch’io che sia necessario parlarne ancora molto. Ma prima farei posare questo polverone. Speriamo che ci sia il tempo, pare che la legge incomba e con essa un referendum, un altro di quei referendum spaccaitalia che non auguro agli italiani del futuro…

    Comment by alessandro — 17 febbraio 2009 @

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