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	<title>Commenti a: Il mio lavoro</title>
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	<description>A wind sprang high in the west like a wave of unreasonable happiness</description>
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		<title>Di: alessandro</title>
		<link>http://www.cronachesorprese.it/2008/10/12/il-mio-lavoro/#comment-219099</link>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 19:22:35 +0000</pubDate>
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		<description>è vero: il fatto nuovo è che nessuno è più costretto a passare attraverso la mediazione del giornale per essere informato. ma non è così semplice. la rete svolge quel compito secondo il suo specifico, che è diverso da quello della carta stampata o della televisione. 
ciò che i giornalisti &quot;di carta&quot; stentano ancora oggi a capire, è che il giornale deve cambiare e integrarsi con i nuovi media. la rete chiede a qualsiasi realtà una maggiore apertura e condivisione di risorse informative. lo chiede alle amministrazioni pubbliche ma anche ai giornali e alle televisioni, che non possono più pensare di avere di fronte lettori e spettatori con scarse o nulle capacità/possibilità di verifica e integrazione. 
a scanso di equivoci, parlo solo in prospettiva. la realtà di oggi è che la rete è una alternativa valida ai giornali, almeno per l&#039;uso del lettore medio, e i giornali hanno ulteriormente abbassato la qualità dei contenuti, sfibrati da trent&#039;anni di competizione con la televisione (condotta male) e da cinque o sei con internet (intrapresa ancora peggio) oltre che dalle politiche degli editori che hanno precarizzato le redazioni impedendo in buona misura il passaggio di mestiere e di esperienza dai vecchi ai giovani. 
ma in prospettiva dico che l&#039;attuale regressione dei quotidiani è solo una fase. per ora i giornali hanno sbagliato l&#039;approccio alla sfida, a parte qualche felice eccezione: l&#039;hanno interpretata come opposizione e non come necessità di integrazione. quando si accorgeranno, e non siamo lontani, che la rete realizza una vocazione che è da sempre nel dna della carta stampata (perché, dico sempre anche ai colleghi, il giornale è un ipertesto mancato), cominceranno la lunga marcia dell&#039;integrazione. e la rete servirà molto più di adesso a vendere i giornali, non a evitarli. a venderli, naturalmente, a chi ne ha davvero bisogno, quando ne ha bisogno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è vero: il fatto nuovo è che nessuno è più costretto a passare attraverso la mediazione del giornale per essere informato. ma non è così semplice. la rete svolge quel compito secondo il suo specifico, che è diverso da quello della carta stampata o della televisione.<br />
ciò che i giornalisti &#8220;di carta&#8221; stentano ancora oggi a capire, è che il giornale deve cambiare e integrarsi con i nuovi media. la rete chiede a qualsiasi realtà una maggiore apertura e condivisione di risorse informative. lo chiede alle amministrazioni pubbliche ma anche ai giornali e alle televisioni, che non possono più pensare di avere di fronte lettori e spettatori con scarse o nulle capacità/possibilità di verifica e integrazione.<br />
a scanso di equivoci, parlo solo in prospettiva. la realtà di oggi è che la rete è una alternativa valida ai giornali, almeno per l&#8217;uso del lettore medio, e i giornali hanno ulteriormente abbassato la qualità dei contenuti, sfibrati da trent&#8217;anni di competizione con la televisione (condotta male) e da cinque o sei con internet (intrapresa ancora peggio) oltre che dalle politiche degli editori che hanno precarizzato le redazioni impedendo in buona misura il passaggio di mestiere e di esperienza dai vecchi ai giovani.<br />
ma in prospettiva dico che l&#8217;attuale regressione dei quotidiani è solo una fase. per ora i giornali hanno sbagliato l&#8217;approccio alla sfida, a parte qualche felice eccezione: l&#8217;hanno interpretata come opposizione e non come necessità di integrazione. quando si accorgeranno, e non siamo lontani, che la rete realizza una vocazione che è da sempre nel dna della carta stampata (perché, dico sempre anche ai colleghi, il giornale è un ipertesto mancato), cominceranno la lunga marcia dell&#8217;integrazione. e la rete servirà molto più di adesso a vendere i giornali, non a evitarli. a venderli, naturalmente, a chi ne ha davvero bisogno, quando ne ha bisogno.</p>
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		<title>Di: galliolus</title>
		<link>http://www.cronachesorprese.it/2008/10/12/il-mio-lavoro/#comment-219004</link>
		<dc:creator>galliolus</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 13:25:07 +0000</pubDate>
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		<description>Ci ho pensato un po&#039;, e ho capito perché questa risposta mi è sembrata così interessante.

Agli albori della Rete, qualcuno riteneva che i giornali non avrebbero più avuto ragione di esistere: perché &#8212; ad esempio &#8212; sorbirmi le noiosissime e parzialissime veline politiche, quando posso accedere direttamente ai verbali delle riunioni parlamentari e farmi un&#039;idea di prima mano?

La risposta standard era: perché non hai tutto questo tempo, e spesso non hai neanche la competenza. Ci vuole qualcuno &#8212; sottinteso: i giornali o la tv &#8212; che riassuma e spieghi.

Ero rimasto fermo a questa polarizzazione: prendo coscienza in questo momento del fatto che quest&#039;opera di riassunto e spiegazione viene tranquillamente svolta dalla Rete stessa.

Non comprerò mai più un giornale. Giusto uno ogni tanto per fare da fondo alla pattumiera.

PS: (rileggendo) quanti siamo rimasti ad usare la parola &lt;em&gt;velina&lt;/em&gt; in senso giornalistico?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ci ho pensato un po&#8217;, e ho capito perché questa risposta mi è sembrata così interessante.</p>
<p>Agli albori della Rete, qualcuno riteneva che i giornali non avrebbero più avuto ragione di esistere: perché &mdash; ad esempio &mdash; sorbirmi le noiosissime e parzialissime veline politiche, quando posso accedere direttamente ai verbali delle riunioni parlamentari e farmi un&#8217;idea di prima mano?</p>
<p>La risposta standard era: perché non hai tutto questo tempo, e spesso non hai neanche la competenza. Ci vuole qualcuno &mdash; sottinteso: i giornali o la tv &mdash; che riassuma e spieghi.</p>
<p>Ero rimasto fermo a questa polarizzazione: prendo coscienza in questo momento del fatto che quest&#8217;opera di riassunto e spiegazione viene tranquillamente svolta dalla Rete stessa.</p>
<p>Non comprerò mai più un giornale. Giusto uno ogni tanto per fare da fondo alla pattumiera.</p>
<p>PS: (rileggendo) quanti siamo rimasti ad usare la parola <em>velina</em> in senso giornalistico?</p>
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		<title>Di: alessandro</title>
		<link>http://www.cronachesorprese.it/2008/10/12/il-mio-lavoro/#comment-218700</link>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 21:39:11 +0000</pubDate>
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		<title>Di: galliolus</title>
		<link>http://www.cronachesorprese.it/2008/10/12/il-mio-lavoro/#comment-218602</link>
		<dc:creator>galliolus</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 17:06:31 +0000</pubDate>
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		<description>Non ero ironico: però sono contento di averti stanato. Interessante risposta!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ero ironico: però sono contento di averti stanato. Interessante risposta!</p>
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		<title>Di: estrellita</title>
		<link>http://www.cronachesorprese.it/2008/10/12/il-mio-lavoro/#comment-218233</link>
		<dc:creator>estrellita</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 20:34:42 +0000</pubDate>
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		<description>mi piacerebbe riuscire a vedere così lucidamente il lavoro che faccio. diciamo che sono facilitata perché qualcuno ha già stampato le etichette e non devo fare la fatica di definirlo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi piacerebbe riuscire a vedere così lucidamente il lavoro che faccio. diciamo che sono facilitata perché qualcuno ha già stampato le etichette e non devo fare la fatica di definirlo&#8230;</p>
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