Cronachesorprese

30 settembre 2008

Ehi, amico di Facebook…

Filed under: il viandante digitale — alessandro @

Ma guarda. Io pensavo di essermi iscritto un mese fa a Facebook soltanto per caso: era una cosa che volevo fare da tempo. L’occasione buona me l’ha offerta la conoscenza di alcune persone simpatiche in Galles, tutte iscritte a Facebook, con le quali avevo la necessità di scambiare le tipiche foto delle vacanze. Ho pensato che fosse un ottimo strumento per mettere un bookmark stabile su conoscenze casuali ma interessanti, più che per condividere foto per le quali non trovo ancora niente di meglio di flickr. Così ho fatto il profilo e, oltre alle nuove conoscenze, ho cominciato a cercare le relazioni con amici e colleghi già presenti. Alcuni li ho trovati io, in altri casi sono stato trovato. Sono un po’ deluso di non aver trovato quasi nessun compagno di scuola. Ho rovistato nella memoria nomi e cognomi di elementari, medie, ginnasio e liceo: pochissimi risultati.

Pensavo che fosse casuale e tardiva la mia iscrizione. E invece, dice Zambardino, c’è stato un vero e proprio boom di Facebook negli ultimi venti giorni. Il sospetto che ci fosse un’accelerazione mi era venuto: anche le iscrizioni di molti dei conoscenti che via via aggiungevo erano relativamente recenti. Poi gli articoli di giornale, quelli della free press costruiti sui soliti clichet allarmistici del giornalista che parla di internet.

Le riflessioni di Zambardino sono interessanti e condivisibili, soprattutto quelle sugli apocalittici che non sono credibili e non hanno ancora capito perché: a volte i loro ragionamenti filano, ma della rete puoi parlare solo da dentro la rete. Se non capiscono questa specificità sono condannati a non dire mai più nulla di significativo sui media da qui all’eternità.

E tuttavia non manderò a Zambardino una richiesta di amicizia su Facebook, come hanno fatto in molti. Io e Zambardino non siamo amici, e neanche conoscenti. Non lo conosco. Leggo i suoi articoli e quindi so chi è. Lui naturalmente non sa neanche che io esisto. E allora perché dovrei annoverarlo tra gli amici, costringendolo ad accettare la mia offerta perché si sa che non è bello rifiutarla?

Ci sono due limiti di Facebook che proprio non capisco. Il primo è la scarsa cura della parte anagrafica. Salvaguardando la possibilità di visualizzare o no i dati che immetto, dovrebbero puntare a una profilazione molto più spinta dell’attuale: offrire una griglia completa per tutti i dati che possono servire per trovare qualcuno. Per gli aspetti propriamente lavorativi c’è linkedin, ma per tutto il resto della vita dovrebbe esserci facebook o qualcosa di simile.

Un altro limite è appiattire tutte le relazioni sulla categoria “amicizia”. Perché non distinguere almeno in amici, conoscenti, parenti, colleghi, compagni di studi? Io a volte non so se aggiungere qualcuno o no. Perché anche se ci conosciamo e non abbiamo nessun conto in sospeso, la parola amico mi sembra una parola grossa. È talmente evidente questa forzatura che uno tra i tanti gadget creati nelle comunità di Facebook che si possono mandare agli iscritti chiede se si vuole essere annoverati tra i best friends di qualcuno. Mi è arrivata una richiesta così: colgo l’occasione per scusarmi se l’ho rifiutata, non è niente di personale. L’esistenza di quel gruppo dimostra il limite di cui parlo: se esiste un solo modo per entrare in relazione, e cioé essere “amici”, è fatale che prima o poi la parola amicizia venga svuotata di significato e i veri amici cercheranno altri modi per dichiarare la loro amicizia.

Ok, Facebook è un gioco, Facebook è cazzeggio, tutto quello che volete. Ma è tanto usato che alla fine non è più vero, diventa altro. Diventa utile davvero. Diventa un modo di presenza agli altri, come tutte le cose che davvero funzionano in internet. Quindi imporre come stile unico di comunicazione tra gli iscritti un giovanilistico “ehi, amico…”, senza alcuna possibilità di deroga, alla lunga viene a noia. Non so, se avessi a disposizione una bella macchina come Facebook mi porrei il problema della sua vera utilità. Farci il giro dell’isolato cento volte al giorno per far sentire agli “amici” come canta il motore, oppure caricare i veri amici, prendere la strada con loro e andare a leggere il gran libro del mondo?

27 settembre 2008

Poly pride

Filed under: Il postulante de-genere — alessandro @

poligamiaHo deciso. Mi sposerò con un numero di donne imprecisato. Vivremo in armonia sotto lo stesso tetto e le mie donne si aiuteranno anche nella cura dei figli. Mi sembra un modello che può funzionare. Non divento musulmano perché potrei sposarmi al massimo con quattro donne, e a me sicuramente non bastano. Con calma, senza fretta: non le voglio mica sposare tutte in un colpo solo.

È stato un percorso di autocoscienza lungo e laborioso ma alla fine, interrogandomi sui miei desideri più autentici, sono giunto alla conclusione che la monogamia non fa per me. Voglio prendere un impegno di fronte alla società e allo Stato verso le donne che amo e le donne che amerò, ma se sposassi una sola donna non riuscirei a esserle fedele, quindi tanto vale che sia onesto fin dall’inizio e lo dichiari apertamente. Non faccio nulla di male: la poligamia è perfettamente naturale, è esistita ed esiste non solo in tempi e civiltà diversi dalla nostra ma anche nel regno animale. Solo a causa di tabù imposti da una cultura bigotta e illiberale questa tendenza chiaramente iscritta nella natura umana non è riconosciuta e tutelata.

Lo so che troverò ostacoli nella legislazione italiana, che su questo punto è farraginosa, omissiva e retrograda più di tutte le altre. Ma anche l’Europa non scherza: nel Trattato di Lisbona non si fa cenno ai diritti dei poligami, e anche la Corte Europea veleggia in un silenzio ipocrita e assordante. La colpa è sicuramente dell’ingerenza della Chiesa Cattolica che come al solito fa politica invece di mettere all’asta i musei vaticani e il cupolone per dare da mangiare ai poverelli. Impedendo con la sua longa manus il riconoscimento della poligamia, che dovrebbe essere normale in uno stato laico, oltre a imporre a tutti i propri dogmi medievali vuole arginare l’espansione dei musulmani in Italia. Anche i musulmani, per la loro parte, tergiversano perché una legge laica non potrebbe distinguere tra unioni poligamiche tra un uomo e più donne e unioni poligamiche tra una donna e più uomini, possibilità che deve essere prevista e tutelata al pari delle altre. Le antiche società matriarcali e la mirabile organizzazione delle api, del resto, dovrebbero insegnare qualcosa.

Confido che prima o poi il progresso vincerà: l’imposizione della monogamia come unico modello di matrimonio consentito non può durare a lungo. Del resto sarebbe contraddittorio rendere legittimi i matrimoni omosessuali e non altre forme di convivenza tra adulti consenzienti. È chiaramente una istanza laica e progressista quella che sostengo, non solo per il riconoscimento del diritto di tutti a costruire famiglie che corrispondano ai propri desideri, ma anche perché occorre tutelare in primo luogo i diritti delle migliaia di donne (ma i numeri del sommerso potrebbero essere ancora più imponenti) che si trovano in questa condizione e, non potendo figurare come legittime consorti del loro compagno, possono essere ripudiate dall’oggi al domani senza avere nulla, senza nessuna tutela. Senza contare i numerosi episodi di violenza, sempre verso donne, che vengono passati sotto silenzio dalle stesse vittime per non incorrere nel biasimo dei ben pensanti che neanche credono possibile che la poligamia esista in Italia.

È giunto quindi il momento di lottare per vedere riconosciuti i nostri diritti. Tutti a Genova il 13 giugno per il Poly Pride 2009. Venite tutti, anche se non siete poligami: il mondo è bello perché è vario! Venite con le vostre famiglie, insegnate ai vostri bambini che si può scegliere!
Programma di massima della manifestazione:
ore 17 Teatro della Corte – Tavola rotonda: “A ciascuno il proprio orgoglio”
ore 19 Piazza Caricamento – Sfilata e premiazione delle convivenze poligamiche più numerose
ore 21 Stadio Ferraris – Prima tappa del Dieci ragazze per me Tour, concerto di artisti italiani in memoria di Lucio Battisti a sostegno della causa poligama

Per tutto il giorno, nei banchetti allestiti in diversi punti della città, raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare sul riconoscimento delle unioni poligamiche.

26 settembre 2008

Brainstoooorming

Filed under: il viandante digitale — alessandro @

Google per festeggiare i suoi dieci anni promuove un brainstorming mondiale e chiede di tirare fuori idee che possono cambiare il mondo. Impact è la parola chiave.

L’aspetto affascinante dell’iniziativa è che si chiede soltanto di pensare, di tirare fuori un’idea, di costringersi a riordinare i propri pensieri in vista di un bene che vada oltre la nostra pellaccia, come si evince dalla più interessante delle faq:

D: Che cosa ci guadagno se la mia idea viene selezionata?
R: Innanzitutto un buon karma e la soddisfazione di sapere che la tua idea può davvero aiutare molte persone.

Qualcuno scoprirà insomma di avere idee davvero buone e utili che non ha mai seguito o sviluppato, neanche interiormente, per l’impossibilità di realizzarle.

L’aspetto che mi sembra invece poco stimolante e poco long tail oriented è che alla fine soltanto cinque idee verranno selezionate e finanziate con dieci milioni di dollari (complessivi). E tutte le altre buone idee che verranno fuori? Se google è davvero google, dovranno farsi venire una sesta buona idea per rimetterle in circolo.

25 settembre 2008

Intermezzo di porri e melanzane

Filed under: cronache — alessandro @

vegetablesMi dicono che ho rotto con le questioni politiche e teologiche e che ogni tanto devo parlare anche di altro :-)

Ad esempio della torta salata che ho fatto qualche giorno fa. Semplicissima e squisita. Non è una ricetta che ho trovato, può essere simile ad altre ma non saprei. È il mio classico approccio alla torta salata: passo dal bancone del fresco al supermercato, se mi gira arraffo la sfoglia e la ricotta (o la prescinseua), vado a casa, apro il frigo e preparo il ripieno con quello che trovo. A volte viene buona, a volte mangiabile. Questa era buona e proverò a rifarla.

Due porri e quattro melanzane lunghe. Soffritto di porri tagliati fini in olio extravergine; quando sono belli apppassiti aggiunta delle melanzane tagliate a dadini molto piccoli e salate, perché diano tutta l’acqua e squaglino il più possibile. L’ideale sarebbe affettarle. salarle e lasciarle in un colapasta con un peso sopra per qualche ora, ma non sempre si ha il tempo o il modo di farlo.
Il composto così ottenuto va lasciato raffreddare. Si unisce poi a tre uova e 250 grammi di ricotta. Pepe nero, maggiorana, parmigiano. Se necessario ancora un po’ di sale. Il composto dentro una sfoglia. La sfoglia dentro una pirofila. La pirofila dentro al forno già caldo a centottanta gradi per circa mezz’ora.

Qualsiasi suggerimento per modifiche o varianti è ben accetto.

24 settembre 2008

Altrimenti ci arrabbiamo

Filed under: chiedici le parole — alessandro @

Dal punto di vista del metodo democratico esprimo solidarietà a Giulia Innocenzi nella sua battaglia per la candidatura alla segreteria dei giovani del Partito Democratico… e solo per quella battaglia, intendiamoci :-)
Però a una radicale giovane e sveglia che si impegna per rompere qualche sclerosi partitocratica suggerisco di fare più attenzione al linguaggio: l’espressione presidio non violento è veramente stantìa, senza contare che la specificazione fa pensare che l’alternativa della violenza non è del tutto assente, ma soltanto scartata. Sono sottigliezze? Può darsi, ma possono decidere molto. Già la parola presidio è netta, evoca mobilitazione forte, argine eretto a un pericolo; con la specificazione non violento si vorrebbe stemperarne l’impatto ma in realtà si enfatizza. A maggior ragione se si dice:

presidio non violento per il ripristino della legalità delle elezioni primarie

Sembra davvero una protesta contenuta a forza, che sta per tracimare, quindi non tanto controllabile. È questo il messaggio che si vuole dare? Va bene, ma allora il richiamo alla cultura della non-violenza non è più immediato, e comunque ci sarebbe tanto da dire anche su quella e sulle sue contraddizioni più o meno latenti. I radicali, che sostengono istanze a volte condivisibili (come quella lanciata la settimana scorsa, di cui spero che si parli molto, dell’anagrafe pubblica degli eletti), hanno bisogno di rinnovare un po’ il linguaggio e di contenere la loro prolissità. Credo che per loro sia una specie di istinto da coatti: si sentono da sempre vittime di oscuramenti e di una conventio ad escludendum che li tiene fuori dai giochi, e quindi quando si guadagnano un microfono o una telecamera ci si buttano a pesce e saturano il canale disponibile. Fanno fatica ad accettare che troppa informazione uguale a nessuna informazione: basta seguire una rassegna stampa di radio radicale o una qualsiasi fase di un qualsiasi incontro pubblico organizzato da loro.

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