Cronachesorprese

19 febbraio 2008

Tutto il calcio youtube per youtube

Filed under: cronache,spider report — alessandro @

C’erano una volta le partite in differita. Ora è quasl impossibile vedere una partita alla TV se non in diretta e in orari sempre diversi. Il campionato di serie A è sempre più spalmato in più giorni e orari e ancora i signori del pallone non sono soddisfatti: è di qualche giorno fa la proposta di spalmare ancora di più. Non basta: le immagini in chiaro, gli highlight delle partite saranno spostati sempre più in là. Una delle ultime tradizioni rimaste, quella di fiondarsi a casa dopo la partita della domenica pomeriggio per vedere le prime immagini disponibili da tutti i campi, rischia di essere cancellata. Ma tanto, lo sappiamo, è stato eutanasizzato già da tempo, nel nome dell”infotainment, lo spirito di quell’esempio di giornalismo sportivo asciutto e godibile che era Novantesimo minuto.

Già, da tutti i campi: da quanti? Se rimarranno due o tre partite alla domenica pomeriggio sarà festa grande. E addio dunque anche all’insostituibile Tutto il calcio minuto per minuto, alla sua sintassi narrativa fatta di continue interruzioni e colpi di scena.

Ma dicevo delle differite. Quando ero bambino c’era la leggendaria “sintesi di un tempo di una partita di serie A” che andava in onda sul secondo canale dopo che sul primo canale era finito Novantesimo minuto. Poche cose avevano il sapore malinconico della domenica sera come quella telecronaca monotona e cantilenante. Non si chiedeva molto di più, all’epoca: sembrava già un miracolo avere queste finestre di calcio una o due volte alla settimana. Più avanti negli anni fu possibile vedere una differita intera al lunedì. Ma la differenza la fecero le TV private: fino a quindici anni fa le partite delle squadre locali erano ampiamente disponibili nella programmazione delle TV private per tutta la settimana. Se per qualche motivo perdevi la partita alla domenica non avevi da fare altro che scegliere la sera o il pomeriggio più comodo per vederla in differita.

Ora è impossibile, perché le televisioni possono far vedere in chiaro soltanto gli highlight e solo da una certa ora. Anche durante la settimana la regola non cambia: se una TV vuol far vedere tutta la partita della squadra locale la deve pagare cara. Qui a Genova non la trasmette più nessuno, neanche le emittenti più organizzate.

Insomma, se non ci fosse internet dovrei sorbirmi ore e ore di discussioni allucinogene tra commentatori rincoglioniti, assatanati e bavosi per vedere o rivedere qualche azione. Invece per fortuna qualche benemerito dedica un po’ del suo tempo libero a mettere su youtube tutto quello che può.

Merita un monumento, ad esempio, questo Levla che ha youtubizzato tutto il derby della lanterna di domenica. In undici spezzoni, eccoli qua:

Uno Due Tre Quattro Cinque Sei Sette Otto Nove Dieci Undici.

Ma questo è niente rispetto a quanto sta facendo Bluecircled (a cui si deve il video riportato in cima al post). Un vero eroe. I sampdoriani che ancora non lo conoscono vadano a vedere cosa sta raccogliendo. Qualche esempio?

Tutti i gol dello scudetto, uno dietro l’altro.
Toninho Cerezo, “la suadade è già finita, il Brasile è anche un po’ qua…”
Il gol di Dossena al Malines, nello stadio mezzo cantierato per Italia 90, con la telecronaca originale…
Un impressionante gol di Pietro Vierchowod al Nottingham Forest, in un torneo estivo del 1992… E questo era uno stopper, non so se mi spiego.
Tutte le più belle coreografie, con il sottofondo di Lettera da Amsterdam. Alla fine c’è quella di Sampdoria – Inter di due anni fa, che è sicuramente la più bella di tutte quelle che ho visto.
Udinese-Sampdoria 4-5, tripletta di Mancini e doppietta di Montella. Era il 1997. Questi e gli altri gol realizzati dalla Samp al Friuli negli ultimi dieci anni.
La prima coppa Italia del 1985, il servizio realizzato dalla sede regionale della Rai.
Il cinque maggio. E non dico altro.
Chi si ricorda il gol di Alessandro Orlando al Parma?
Tutti i gol di Flachi. Guardarli in sequenza fa riflettere. Questo ci ha salvato dalla C e ha portato per mano la squadra nei momenti più difficiil della sua storia. Facendo vedere a tratti numeri che si sono visti raramente a Genova. Il suo gol in rovesciata contro la Salernitana del gennaio 2002 è una delle cose più belle che abbia mai visto in uno stadio.
Alviero il marziano castiga il Milan nell’anno di (loro) disgrazia 1980/81.

18 febbraio 2008

Un deja-vu mai visto

Filed under: cronache — alessandro @

suonerie politicheIl Pd di Veltroni va da solo. La sinistra Arcobaleno di Bertinotti di conseguenza anche. Il Pdl di Berlusconi sancisce il matrimonio Forza Italia – Alleanza Nazionale con la Lega a fare da testimone ma, contemporaneamente, sancisce il divorzio dall’Udc di Casini che sarà candidato premier, come del resto addirittura la Santanché che si è messa a capo di una robaccia così a destra che meno destra (per come dovrebbe essere la destra) non si può. La Rosa bianca di Tabacci non si accorderà (almeno da quello che dicono oggi) né con Casini né con Mastella, che vagherà come leone ruggente cercando chi divorare fino alla vigilia del voto.

Dall’Italia dei troppi CT della nazionale all’Italia dei troppi candidati premier. Quanti saranno, durante la campagna elettorale? Non lo so, quelli che ho detto sono solo alcuni. Dimentico almeno la coppia di fatto dell’altra rosa già appassita (non è il massimo per una rosa stare in un pugno) che si è sfatata già da un po’ e ha prodotto altri due che dicono di voler guidare il paese: Bonino e Boselli. Fantastico, l’unità è davvero un’utopia, anche tra posizioni molto simili.

Sarà premier chi prenderà più voti? Così dovrebbe essere nell’attuale sistema, ma riuscirà a mettere su una maggioranza credibile? Il premio previsto dall’attuale legge elettorale potrebbe non bastargli. Chiunque vinca, mi sembra, dovrà fare alleanze ulteriori dopo il voto vanificando così l’utilità dell’indicazione del premier, che è trasparente solo se indica anche un’alleanza pre-elettorale tra forze politiche.

Invece qui voteremo un leader e gli daremo delega a formare una maggioranza, quella che potrà. Questa roba una volta era una conseguenze del proporzionale puro. O sbaglio?
Ho l’impressione che l’Italia il maggioritario non l’abbia proprio digerito, e ora la logica del consenso proporzionale si ripropone. D’altra parte è molto probabile che il rimescolamento e il cambiamento dei rapporti di forza sarà epocale. Per la prima volta dopo quattordici anni vengono messe in discussione durante la campagna elettorale le alleanze più persistenti e rilevanti, quelle che si sono dimostrate in grado di raccogliere la maggior parte dei consensi e che, tra mille tentennamenti, cominciavamo a considerare come nuclei di aggregazione di un bipolarismo più o meno in arrivo. Per fusione o per fissione prima o poi succederà, pensavamo. O si innamorano così perdutamente da diventare una cosa sola o si danno così tante botte che alla fine si impastano l’uno nell’altro. Ma la politica purtroppo sfugge alle leggi della fisica.

Tutte le giustificazioni e le motivazioni avanzate dai politici per spiegare il fenomeno di questa nuova disaggregazione hanno un senso. La maggioranza solo elettorale può essere litigiosa al punto da impedire di governare. Un leader non vuole farsi logorare dai suoi stessi alleati. Un altro si attende ragionevolmente di andare all’opposizione e cerca di massimizzare i consensi. Uno non vuole cedere su una questione di principio come il simbolo. Un altro vuole fare “chiarezza”. Tutto comprensibile. Ma il dato è che la logica maggioritaria in Italia proprio non decolla.

Non lo so se sia un male. Per ora è un dato. Forse Veltroni e Berlusconi pensano che per far nascere davvero il bipolarismo sia necessario un reset e chiedono agli elettori di sancirlo: penseranno poi loro a riaggregare gli altri. Però è un modo molto personalistico di affrontare il problema, mentre il vantaggio del bipolarismo dovrebbe essere quello di far emergere, sì, due leader in maniera netta, ma per una virtù di leadership già dimostrata, cioé per aver formato un’alleanza con le carte in regola per governare stabilmente.

Niente di più lontano da ciò che sta accadendo.

——–

aggiornamento preventivo

Da un’ultima ricerca prima di pubblicare mi accorgo che ho ragionato come Barenghi. Mi devo preoccupare? :-/

17 febbraio 2008

L’obiezione di coscienza non si tocca

Filed under: cronache — alessandro @

CarI firmatarI (primI e non) dell’appello denominato Liberadonna e promosso da Micromega, la legge 194 è un compromesso ed è pertanto contraddittorio affermare contemporaneamente “la 194 non si tocca” e “questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposti a compromessi”. Se non siete disposti a compromessi siete i primi nemici della 194. Anche perché a ben vedere in questi “valori non negoziabili” è compresa la messa in discussione dell’obiezione di coscienza che, vi piaccia o no, è un punto qualificante della 194: quindi la contraddizione è evidente, e almeno questa volta saranno altri a dire con coerenza “la 194 non si tocca”.

Non è vero che fatti recenti hanno messo quella legge in pericolo. Sono accaduti fatti molto spiacevoli (Firenze e Napoli) che potevano essere evitati ma che non giustificano il vostro allarme. A Napoli, in particolare, l’iniziativa dell’autorità giudiziaria aveva lo scopo di garantire il rispetto della legge, anche se si è concretizzata in un intervento esagerato, senza riguardo per la delicatezza della situazione. La posizione di Ferrara non è contro la 194 ma solleva una questione etica di fondo sulla quale è augurabile che l’attenzione sia sempre alta: quindi, a parte la simpatia o antipatia che può suscitare il personaggio, bisogna rispondere sullo stesso piano e non blaterare di offensive clericali sul corpo della donna. Dal punto di vista strategico, inoltre, permettetemi di dirvi che è ingenuo rivolgere l’appello solamente ai leader e alle forze della sinistra. Capisco, è un appello elettorale, più emotivo che razionale. Ognuno ha le sue debolezze.

Non fate l’errore di opporre corpo a corpo: se attaccate l’obiezione di coscienza siete voi i clericali, voi pretendete uno Stato che violenti la coscienza di chi non si oppone alla scelta garantita oggi dalla 194 ma chiede soltanto di non collaborare a un’azione diretta contro l’integrità fisica di un essere umano. L’obiezione di coscienza non si tocca. Non solo dei medici, ma anche dei farmacisti. Che non possono obiettare sulla pillola del giorno dopo, ma sulla RU486, se e quando sarà disponibile in farmacia, sì.

Non potete opporvi a un dibattito finalmente più consapevole e plurale. Chiedetevi seriamente chi è che sta facendo dei passi indietro.

16 febbraio 2008

Barcamp Torino 2008

Filed under: barcamp — alessandro @

barcamp torino 2008 Vado.

15 febbraio 2008

Caos calmo

Filed under: lo spettatore indigente — alessandro @

caos calmoSe c’è una cosa che mi piace di Nanni Moretti è la sua capacità di farmi ridere dall’interno di qualunque storia. Certo non si ride sempre, dall’inizio alla fine di ogni film. E non si ride con la grassa risata, né con la risata nervosa da intellettualoide. È il suo modo di stare nelle storie che mi fa ridere, perché mi piace, perché lo trovo familiare. Anche nelle storie tristi. Se la vita fosse un testo, le presenze ripetute di un attore -amico come Moretti sarebbero come i segni di punteggiatura tra le parole. Anche i gatti mi fanno ridere così, e altri animali che attraversano le situazioni umane dando l’llusione di indossarne o interpretarne qualche aspetto. Sono punteggiature, coadiuvanti del senso senza pretendere un senso tutto per loro.

Anche se il soggetto e la regia non sono di Moretti, non c’è titolo più morettiano di Caos calmo. Come è eminentemente sua quella situazione che si costruisce nel film, quel pezzo di giardinetto davanti alla scuola della figlia che diventa il suo ufficio, il suo salotto, il suo punto di osservazione sul mondo che porta il mondo a guardare lui. E il punto, anche, da cui ricomincia a prendersi heideggerianamente cura-del-mondo: non solo di sua figlia ma di altri pezzi di mondo che si affacciano lì insieme a lui, e gli chiedono qualcosa senza neanche saperlo.

Una specie di barone rampante, meno bizzarro ma neanche tanto ordinario, meno geniale ma tutt’altro che sprovveduto. C’è qualcosa di straordinaramente attraente in questa elaborazione di un lutto che non è vissuto come dall’interno di una gabbia e con sentimenti di impotenza, ma come occasione. Per riappropriarsi di un pezzo di quotidiano e portare vita in un luogo che normalmente la vede solo passare e non contempla presenze che danno o chiedono senso. Per rifiutarsi di ripiegare sul passato: una persona cara non c’è più e chi dovrebbe essere più triste sembra essere il meno turbato. Ma non per insensibilità: perché si intuisce, fin dal primo momento del dramma, che non si devono sprecare il turbamento e il dolore: bisogna arrivare a piangere davvero la mancanza presente (ecco un ossimoro che getta luce sull’ossimoro del titolo), e non uno sterile ricordo. O anche perché occorre vedere il proprio lavoro, ad esempio, da una prospettiva diversa da quella delle beghe, delle ripicche, delle frustrazioni.

O infine, e principalmente, perché i figli fino a una certa età, come dice una psicologa in una scena, vivono le emozioni dei genitori. “Non quelle che i genitori danno mostra di vivere, ma quelle che vivono davvero”. E se si vuole tenere un figlio in equilibrio mentre cammina sull’orlo di un abisso, bisogna farlo aggrappare a un’emozione autentica. Non importa quale, basta che sia forte e vera. Se non è disponibile lì per lì, occorre andarla a cercare. Senza raccontarsi balle, e rischiando di persona.

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