Cronachesorprese

5 gennaio 2008

Caucus

Filed under: cronache — alessandro @

Il metodo del caucus è curioso, ma stimolante. Può sembrare a prima vista assemblearismo grezzo, non adatto a una democrazia matura e moderna.
Ma a pensarci bene per consultazioni primarie non è male.
Le approssimazioni incredibili del sistema elettorale americano, che non prevede la formazione di liste ad opera delle amministrazioni, che hanno metodi di voto che differiscono da stato a stato e anche da contea a contea, quelle approssimazioni che nel 2000 sono costate la presidenza ad Al Gore, nello specifico delle primarie probabilmente sono una risorsa.
Non in tutti gli stati si tengono i caucus. E il caucus democratico è differente da quello repubblicano, in cui il voto è segreto. Ma è proprio la formula democratica che mi sembra più adatta per le primarie.
Sto pensando alle polemiche italiane di ottobre in occasione delle primarie del partito democratico. Striscia la notizia in diverse città ha fatto votare le stesse persone quattro, cinque volte. A qualsiasi gazebo ti presentassi bastava lasciare un documento e l’offerta per l’iscrizione. Non c’è nessun modo di controllare quante volte vota la stessa persona.
Anche negli Stati Uniti è così: vado a un caucus e mi iscrivo. Posso votare sia in casa democratica sia in casa repubblicana. Però generalmente non avviene. La formula dei democratici è particolarmente trasparente: nel luogo pubblico in cui si svolge l’assemblea si formano tanti gruppi quanti sono i candidati, che si riuniscono in una parte della sala. Gli indecisi rimangono in mezzo, pronti a spostarsi nelll’angolo del candidato che li avrà convinti maggiormente, o a spostarsi anche più volte. Ogni candidato si presenta (attraverso un suo delegato). Il candidato che dopo la prima fase del dibattito non arriva a raccogliere almeno il 15% dei consensi tra i presenti non ha diritto a continuare. Quindi quelli che l’hanno sostenuto fino a quel momento si spostano a sostenere altri candidati.

Dev’essere spettacolare. Calabresi su Repubblica di oggi racconta lo svolgimento di una di queste assemblee in Iowa. Poiché i caucus si tengono in contesti di prossimità, la maggior parte dei presenti si conosce. Quindi si può immaginare cosa avviene quando si cerca di convincere l’amico o il conoscente a passare da una parte all’altra. Calabresi scrive che si è capito che Obama avrebbe stravinto in quell’assemblea quando tre signore, notoriamente repubblicane, si sono spostate dalla sua parte. Ora, queste sono andate in un’assemblea di democratici, rischiando la loro faccia. Avranno avuto qualche motivo per farlo: non erano contente dei candidati repubblicani, ad esempio. Hanno partecipato alla scelta di un candidato di un partito che abitualmente non è il loro. Magari tra quattro anni si presenterà un candidato repubblicano a loro gradito, e andranno a votare nell’assemblea repubblicana.

Ognuno va lì a mettere non solo una croce sul nome di un candidato, ma la propria faccia. Davanti alla propria comunità di appartenenza. In mancanza di liste elettorali che garantiscano che una persona vota una sola volta, forse non c’è un metodo migliore. Non sono cose che si improvvisano: in America è ormai una lunga tradizione. Ma probabilmente soltanto così le primarie hanno un senso. Perché il caucus non è solo un modo per esprimere una preferenza, è l’inizio di un percorso, di una mobilitazione per sostenere un candidato che dura quasi un anno. Ha un valore educativo, è una presa di coscienza, è una responsabilità che l’elettore si prende di fronte a tutti.

C’è da imparare, credo. Sul voto finale, quello decisivo, forse gli americani devono imparare da noi. Ma a noi manca tutto il percorso precedente di selezione e di confronto, e non so cosa sia preferibile.

aggiornamento del 7 gennaio
Ecco un altro bel racconto di un caucus in iowa.
E (lo aspettavo con impazienza) il commento di Webgol sull’inizio delle primarie. Sempre Sofi in un articolo su Spindoc fa una selezione di approfondimenti interessanti, italiani e americani.

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