Cronachesorprese

30 novembre 2007

Born to run

Filed under: cronache — alessandro @

pyxisMa guardatela, questa Pyxis arachnoides appena nata. Non sì è ancora divincolata del tutto dal guscio e ha già un’invidiabile determinazione nello sguardo. Sarà che i rettili se ne fregano delle moine, non sono mammoni come i mammiferi. Poi quell’euro lì accanto, già sotto la zampa, la dice lunga.
Un privilegio non da poco, nascere all’Acquario di Genova. Con i tempi che corrono, una tartarughina di questa specie e di queste dimensioni non avrebbe grandi probabilità di sopravvivere nel suo luogo di origine, il Madagascar. La nota dell’acquario che annuncia la nascita di questa e di altre tre Pyxis racconta che le diecimila specie endemiche vegetali e animali del Madagascar sono oggi in pericolo per diverse cause: distruzione del 90% della foresta originaria, inquinamento, caccia, introduzione di specie alloctone. Nascere all’acquario quindi equivale a nascere ai Parioli o a Beverly hills. Alcuni esemplari se la passano proprio bene, mi sa. Questi sono i consumi settimanali di cibo per gli ospiti dell’acquario: 770 chilogrammi di pesce (sgombri, naselli e altri), 61,5 di frutta e verdura fresca, quattro di carne (for crocodiles only), un chilo e due etti di nettare (per i colibrì). Proverò a fare domanda per essere accolto in una vasca o nel “terrario”: come “terrone” (seppure a metà) potrei passare. O forse come invertebrato mediterraneo. Non peserei neanche su certi consumi che lascio volentieri agli altri, come i due chili di artemia salina (un piccolo crostaceo) e gli insetti, in particolare: 7000 drosofile, 1150 grilli, 115 tarme.

28 novembre 2007

Perché no…

Filed under: il viandante digitale — alessandro @

Un iPhone. Le probabilità sono poche, ma io ogni tanto gioco anche al Superenalotto.

27 novembre 2007

Il capo dei capi e la TV che non deve piacere

Filed under: cronache — alessandro @

La discussione innescata dall’opinione di Mastella sulla fiction Il capo dei capi è esemplare. Politici e uomini di spettacolo non saranno mai in sintonia.
Non mi capitava da anni, se non da decenni, di fare il possibile per seguire una serie a puntate in televisione. A differenza di tante altre, Il capo dei capi è fatta bene e racconta una storia che umanamente è interessante e “prende”. Sono rimasto colpito ad esempio dall’esattezza della rappresentazione degli agguati, da come coincidono con i ricordi che ho di articoli di giornale e servizi televisivi. Andando a cercare ho trovato una differenza sostanziale in un solo caso: l’uccisione del commissario Boris Giuliano (Bagarella gli sparò alle spalle, non ponendosi davanti a lui). Tutte le sequenze degli agguati comunque mostrano, nei fotogrammi finali, immagini molto simili a quelle riportate dai giornali d’epoca, con un richiamo diretto alla cronaca e alla memoria collettiva che non ha niente di diseducativo.

Dice bene Michele Serra: il problema è proprio la qualità. Se la nuova fiction fosse il solito polpettone retorico andrebbe benissimo per tutti, nessuno avrebbe niente da dire: una delle tante produzioni di qualità medio bassa a cui la televisione, pubblica o privata non importa, ci ha abituati. Invece Il capo dei capi racconta mezzo secolo di ascesa e caduta dei corleonesi e del suo capo spietato e coraggioso. Si mostra tutta la spietatezza, ma si fa capire anche tutto il coraggio. Riina e Provenzano si sono mossi da Corleone alla conquista di Palermo con una determinazione che ha qualcosa di spettacolare. Grandi, nel male. E questo non si può raccontare con onestà e rigore, come fa la fiction, senza almeno far intravedere i motivi per i quali Riina è stato un capo: temuto sicuramente, ma anche rispettato e dotato di carisma e fascino, nel suo mondo di riferimento. Non è evitabile. O si fa il polpettone retorico o si racconta davvero. Inutile fare il bilancio su quanto c’è, nella fiction, di potenzialmente celebrativo e quanto c’è di rappresentazione oggettiva del male: è un modo ingenuo di affrontare la questione, perché il male più è grande e più è affascinante. Una verità elementare, che però è totalmente estranea agli schemi della cosiddetta TV pedagogica, oltre che alle preoccupazioni di molti politici.

Allora che si fa, non si racconta mai niente? Se, come sembra, ci sono oggi a Corleone e dintorni un po’ di ragazzini entusiasti delle gesta di Riina, chi può essere così presuntuoso da sapere come andrà a finire la loro avventura educativa? Non è vero forse che la mafia continua a reclutare? Guarda caso, senza fiction l’ha sempre fatto senza problemi.
Uno spettacolo, quando è fatto bene, fornisce occasioni per una elaborazione: può richiamare un vissuto personale o può servire da elaborazione preventiva di una possibilità esistenziale. Una fiction di successo contribuisce a rendere questa elaborazione sociale e collettiva, innesca discussioni, confronti, prese di posizione. In breve, stimola la capacità critica, che per la mafia è veleno. Non era necessaria per questo la fiction di Canale 5, che comunque non va, mi sembra, in direzione contraria. I ragazzi ammaliati dal capo dei capi sono indotti a venire fuori, a confrontarsi. Saranno un po’ di meno del solito quelli che subiranno la fascinazione della mafia in solitudine e senza possibilità di vagliare e discutere alternative con i loro coetanei.

23 novembre 2007

PD, Partito Diabetico

Filed under: cronache — alessandro @

Non voglio fare troppe considerazioni sulla grafica del nuovo simbolo del nuovo partito dei nuovi politici della nuova sinistra: per questo mi limito a riportare la segnalazione di Sofi, che rimanda ai “cattivi” di SocialDesignZine. A qualcuno non dispiace, ad altri piace, ad altri ancora fa orrore. Poiché guardo dall’esterno, l’orrore mi sembra un sentimento troppo forte e mal speso: preferisco riservarmelo per altre spiacevolezze che mi toccano più da vicino. Noto solo che il simbolo è quanto di più neutro potessero pensare, e se deve essere neutro allora si poteva quasi evitare di presentarlo, bastava farlo trovare nell’uso, come un dato di fatto.
Degno di nota è invece il commento di Ermete Realacci, responsabile della comunicazione del PD: “E’ il simbolo di un grande partito che guarda al futuro e vuole bene all’Italia. Il partito del patriottismo dolce. Noi saremo così”. Mi ricorda un po’ un’intervista a un pedofilo che ho letto una decina di anni fa (dieci anni fa esatti, a pensarci: era l’agosto del 1997) sul Manifesto. “Sono un pedofilo dolce”, diceva, come se fosse una declinazione dell’essere pedofilo che cancellava completamente il male.
Fatte le dovute differenze (non sto dando del pedofilo a nessuno, ovviamente) il ragionamento di Realacci può essere analizzato allo stesso modo.
Prima domanda: il patriottismo in sé lo ritiene un valore o un disvalore? Se è un valore che bisogno c’è di addolcirlo?
Seconda domanda: che zucchero usa? Lo zucchero sicuramente può modificare il gusto, ma non al punto da far diventare commestibile qualcosa che non lo è. Nella marmellata bisogna mettere tonnellate di zucchero ma per conservare il sapore della frutta oltre i limiti del suo naturale deperimento, non per annullarlo. Il caffé amaro è un ottimo caffé, anzi c’è chi lo beve solo amaro. E gli italiani sono molto suscettibili sul caffé. Realacci, cosa te ne importa se a qualcuno il patriottismo piace amaro?
Come ho già notato per le avance veltroniane a Veronica, questa “dolcezza”, questo savoir faire del belino rischia di diventare la feature più indigesta della nuova formula ad alta digeribilità del nuovissimo partito. Rischia di far ammalare di diabete i suoi elettori.

21 novembre 2007

Un anno vissuto biblicamente

Filed under: spider report — alessandro @

a year living biblicallyGli americani a volte sono adorabili. Solo loro oggi riescono a fare maieutica pratica come faceva un tempo Diogene.
Vivere un anno “biblicamente” qui sarebbe quasi ignorato, sarebbe un cattivo investimento. In America è quasi un esperimento di psicologia sociale fatto da un giornalista eccentrico ma, a quanto sembra, molto professionale, è un successo editoriale e presto sarà anche un film. Con tutti i fondamentalisti che ci sono da quelle parti è davvero una bella provocazione. Qui fortunatamente, se non più il cattolicesimo almeno il senso cattolico del sacro (che è realista e rifugge dal fondamentalismo) è maggioritario, e quindi questo tipo di provocazione non sarebbe così dirompente.
Però, tema religioso a parte, mi dispiace ugualmente che nessuno qui possa permettersi di vivere un anno così sopra le righe, se non in televisione in uno dei tanti grandi fratelli, insomma munito di dispensa televisiva. Da noi puoi calarti l’impossibile ogni giorno, anche prima di andare al lavoro (o mentre sei al lavoro), ma non puoi essere bizzarro, neanche con un piano ben studiato per uscire elegantemente dalla bizzarria.

Da vedere:
La pagina Anche tu puoi vivere biblicamente, con i link ai siti dove trovare i sandali, le vesti, la mirra, l’arpa a dieci corde prescritta dal salmista, la ricetta del pane di Ezechiele e molto altro.

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