Cronachesorprese

16 settembre 2007

Apocatastasi dell’autoferenzialità

Filed under: il viandante digitale — alessandro @

Arriva l’autunno e ritorna la discussione sull’autoreferenzialità. Una bella lenzuolata, questa volta. Come variante transgenica (incrocio della specie autoreferenzialità della stagione scorsa con l’antipolitica di attualità) compare il termine “casta”.

Ecco la mia controlenzuolata, senza polemica.

La diffusione della cultura digitale, e la diffusione della cultura e dell’informazione attraverso la rete, sono questioni troppo importanti per affrontarle indugiando troppo sul “ma piantala di fare lo splendido e spiegami che cavolo sono questi feed”. Il progetto Due punto zero per tutti è una bella iniziativa, e sicuramente utile, ma è anche vero che le stesse cose si trovano altrove, basta andarle a cercare.
Ciò che davvero manca, l’abilità essenziale che bisognerebbe insegnare anche a scuola, non è sapere “cos’è questo”, ma “come si cerca questo”. Certo, non bisogna perdere l’abitudine a chiedere tì estì, “cos’è”. Figuriamoci se voglio perderla, ce l’ha insegnata Socrate e guai a chi la tocca o la sottovaluta. Ma a mio parere una delle facilitazioni dell’apprendere da “digitali” è potersi sempre posizionare al punto utile della questione con fatica relativamente minore rispetto al passato: se sei indietro con le definizioni essenziali, puoi / devi fare il percorso inverso per metterti in pari. Tutto è cercabile, tutto è trovabile. Una delle cose belle della rete è che, se cerco, trovo esperienze di apprendimento che mi sono congeniali, che partono dal punto in cui sono adesso e che parlano il mio linguaggio. Se invece impongo ad altri la mia esigenze di capire non è detto che imprima una direzione e uno stile più inclusivi al modo di trattare una questione. Potrei anche farle fare un passo indietro, e prima di farlo devo essere sicuro, come Socrate appunto, che sia un passo indietro motivato dall’esigenza di scovare premesse fallaci e chiarire qualcosa a tutti, non solo a me. Quindi potrebbe essere ingiusto o improprio tacciare come snobistica o escludente una reazione negativa a questa richiesta.

Penso che la quota di informazione e conoscenza che passa anche attraverso i blog vada oltre i problemi di visibilità. La rete ha infinite possibilità in più rispetto ad altri media di far emergere contenuti di valore. E la rete, le connessioni stabili tra blog saranno in futuro forse l’ambiente “virtuale” in cui si vedrà meglio questo vantaggio competitivo del medium. Questa è una considerazione generale, non parlo delle porzioni di blogosfere sulle quali Blogbabel o Technorati forniscono viste parziali. Credo che nessuno dei primi cento di Blogbabel pensi di essere al centro del mondo.
D’altronde è vero che il contenuto originale che “sta in piedi da solo”, per così dire, è percentualmente modesto rispetto alla mole di conversazione generata. Ma non ho dubbi che, a differenza di ciò che avviene in molti forum e newsgroup, nei blog la massa di conversazione sia strutturalmente più adatta a far emergere il contenuto di valore e a stimolarne la produzione.

Non sono giochini perversi il cercarsi, il fare rete, il creare connessioni. Stiamo parlando di internet. Il blog è quella particolare forma di presenza sul web che dà carne al link. Una volta creata la connessione bisogna mantenerla, e qui sta la differenza. D’accordo, dal punto di vista del motore di ricerca non cambia nulla. Ma il navigatore, anche quello che conosce poco i blog, se ne accorge se la sidebar indica connessioni reali o fittizie. Io ho scelto di distinguere nettamente nella sidebar amici, conoscenze da barcamp (più o meno superficiali) e altro.
Però anche la mossa di chi cerca inizialmente la quantità delle connessioni non è sbagliata. Qual’è l’alternativa? Figurarsi di essere in un centro del tutto virtuale delle conversazioni e delle navigazioni, pensando che le connessioni arriveranno. Questo sarebbe davvero autoreferenziale.

Che gli algoritmi siano “stupidi” non ci piove. Ma mi chiedo quanto sia intelligente (e non voglio dire che chi lo ha fatto per mettere alla prova il funzionamento di technorati non lo sia) passare il tempo a escogitare espedienti per aggirare la stupidità dell’algoritmo che vuole definire l’autorevolezza. Se creo dieci blog dai quali mi autolinko sicuramente salgo in classifica, ma poi? Intanto Blogbabel ha tagliato alla radice la possibilità di usare questo meccanismo sui grandi numeri, eliminando i blog di nanopublishing. Rimane una fascia di blogger che fabbricano link fittizi più o meno artigianalmente: otterranno un po’ di visibilità in più per qualche tempo. Va bene. Se riusciranno a sfruttare la visibilità per creare connessioni autentiche, tanto di cappello. Altrimenti prima o poi torneranno indietro, se non nelle classifiche, sicuramente nell’efficacia della comunicazione.

Questa faccenda del dileggio a tutti i costi delle cosiddette blogstar è una cosa che non capisco. Io non ho certo di questi problemi: durante l’estate ho perso quasi tutti i miei iscritti (ero a 45 a luglio, sono sceso a otto) e nel mio piccolo di blog-asteroid o blog-pulviscolointerstellare non sono contento, ma non è che non dormo la notte, più che altro sarei curioso di capire il perché.
Ma se un blogger ha 1000 iscritti al feed ha tutte le ragioni del mondo per essere contento: vuol dire che almeno mille persone che cercano abitualmente informazioni e opinioni su internet reputano interessante per qualche ragione (anche soltanto perché non sono d’accordo con lui) ciò che scrive. Sicuramente non è elegante, è un po’ da bauscia girare impettiti per i barcamp a vantare il numero di iscritti al feed. Ma il diritto di essere contento, e l’opportunità di tenere conto di questo dato non possono essere messi in discussione. Un blogger un giorno si sveglia e si accorge che lo leggeranno in mille e non più in venti o trenta: che c’è di strano che qualcosa cambi, nel modo di scrivere, nell’autovalutazione e nell’autocritica?

Per l’esperienza che ho di barcamp (ne ho fatti sei da dicembre 2006 a maggio 2007) e per la conoscenza diretta di alcune “blogstar” posso dire che solo in rari casi ho trovato comportamenti realmente escludenti. E sono partito da zero, cioè dal conoscere una o due persone, e da uno skill tecnico praticamente inesistente che continua ad essere prossimo allo zero. Sono stato nei barcamp soltanto in virtù della familiarità che ho con internet dal punto di vista della forma di comunicazione, e non mi sono mai sentito escluso. Criticato sì, escluso mai.

Avrei altre cose che mi frullano in testa ma per ora mi fermo, magari continuo autoreferenzialmente nei commenti. Potrei fare come certi troll di usenet che si fanno gli autothread: “ehi, sei forte!”; “yeah!”.

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