Cronachesorprese

30 settembre 2007

Fonzi bronzi

Filed under: lo spettatore indigente — alessandro @

Voglio contribuire anch’io! :-)
In effetti, c’è qualche altra ragione per sapere che Milwaukee esiste?

29 settembre 2007

No priest, no party

Filed under: cronache — alessandro @

In attesa della seconda puntata dell’inchiesta di Repubblica, Maria Giovanna Maglie sul Giornale fa alcune osservazioni che aiutano a considerare la questione con maggiore equanimità. Credo che ce ne sia bisogno: ho girato un po’ per i blog che come il mio hanno commentato l’articolo di Curzio Maltese e ho trovato un clima generale non bello… diciamo che c’è poco fair play. E soprattutto non c’è la voglia di riflettere sulle specificità del rapporto tra Stato italiano e Chiesa cattolica.

La cosa più evidente è che non si vuole affrontare la questione da una prospettiva storica. Non mi piacciono molto, a dire il vero, le parole e gli esempi usati dalla Maglie in proposito, però non si può neanche dimenticare che lo Stato Italiano ha nei suoi caratteri originali una confisca inestimabile di beni ecclesiastici.
Molti dimenticano, inoltre, che prima dell’ultima revisione del concordato lo Stato italiano corrispondeva direttamente uno stipendio ai parroci. Il meccanismo di ripartizione dell’otto per mille rimanda alla Chiesa il compito di farlo e stabilisce una specie di “referendum” tra i cittadini. Per come è congegnato ora, oggettivamente, favorisce la Chiesa cattolica. Ma non è un sopruso, è il riconoscimento di un legame che c’è e che non è giusto negare. Tra Stato italiano e Chiesa italiana c’è un rapporto privilegiato, è vero. Ed è giusto che sia così, perché è davvero difficile scorporare la chiesa dalla storia italiana, e di conseguenza distinguere ciò che anche oggi questa intima connessione continua a rendere anche in attività economiche.

Qualcuno la pensa diversamente e vorrebbe che i rapporti veniissero ridefiniti secondo criteri diversi. Però se il criterio ispiratore della ripartizione dei fondi dell’otto per mille dev’essere quello delle “opere di bene”, allora bisogna mettersi attorno a un tavolo e stabilire con calma e senza approssimazioni che cosa si intende. Come ho già detto, per come è fatta la Chiesa è assurdo distinguere nettamente il sostentamento del clero dalle opere di assistenza. O lo capisci o non lo capisci: no priest, no party. La poderosa presenza della Chiesa nel sociale è considerata un bene dallo Stato italiano? Si direbbe di sì. E allora nessuno storca il naso se la Chiesa amministra i fondi facendo quello che ritiene essenziale perché la presenza rimanga viva e continui a dare frutto: first of all, aiutare i suoi sacerdoti. Forse qualcuno sogna una Chiesa che, chissà come, chissà da dove, assiste i poveri senza amministrare i sacramenti. Qualcuno sogna una virtù dei cristiani senza cristianesimo. Non vorrei spaventarli, ma è un incubo. E se si avverasse, se ne accorgerebbero.

28 settembre 2007

Soltanto quattro miliardi

Filed under: cronache — alessandro @

La Chiesa costa quanto la casta politica ma dà innumerevoli servizi. Niente male.
Andiamo a vedere nel dettaglio le voci che indica l’ articolo di Repubblica che dà inizio a un’inchiesta sull’argomento.

1 – Un miliardo arriva dall’otto per mille. Serve in parte al sostentamento del clero e ad esigenze di culto, in parte a interventi assistenziali, umanitari e caritativi. Sostenere il clero, va ricordato, significa in larga parte garantire la presenza della Chiesa nella rete capillare di parrocchie formata in millenni e strettamente intrecciata con la storia civile e culturale italiana. Tutti sanno che per molti paesi montani in progressivo abbandono la presenza di un parroco (che oggi, sia per la diminuzione del numero dei sacerdoti sia per lo spopolamento, non è più “stanziale” ma gira come una trottola da una pieve all’altra) è preziosa e va ben oltre la celebrazione della messa. Curioso voler distinguere il dato sul sostentamento del clero da quello delle classiche opere di bene. Il sostentamento del clero è condizione necessaria perché la rete di prossimità e di solidarietà funzioni. Se la chiesa valdese, furbescamente, non destina i contributi dell’otto per mille al mantenimento dei pastori e delle strutture, è solo perché è infinitamente più piccola e può permetterselo.

2 – 650 milioni servono per gli stipendi dei 22.000 insegnanti di religione. Messori dice che l’insegnamento della religione nelle scuole è “un vecchio relitto concordatario che andrebbe abolito”. Sono abbastanza d’accordo, o almeno possibilista: penso che la Chiesa potrebbe trarre molti vantaggi dall’eliminazione di questa ambiguità, sempre che un’eventuale revisione del concordato in questo senso presti attenzione a due elementi. Primo, garantire il posto agli insegnanti laici che hanno investito la loro capacità e le loro competenze professionali nelle cattedre di religione. Quelli che sono abilitati ad altre classi di insegnamento dovrebbero avere il riconoscimento del punteggio e passare quindi ad altre cattedre; quelli vicini alla pensione dovrebbero avere incentivi all’uscita prima del raggiungimento dell’età minima. Secondo, dovrebbe essere garantito dalla legge il diritto delle scuole confessionali non statali a mantenere l’insegnamento della religione.

3 – 700 milioni vanno per le convenzioni su scuola e sanità. A ben vedere sono veramente pochi, e sarebbero di più se il decreto Berlinguer non avesse costretto molte scuole non statali a chiudere (permettendo al ministro, a suo tempo, di farsi bello di una “parità” del tutto teorica: prima gambizzo quelli che già sono claudicanti, li induco al suicidio e poi distribuisco le risorse tra i forti e i sani). Spero che l’inchiesta di Repubblica, nelle prossime puntate, provi a fare un piccolo calcolo: quanto costerebbe allo Stato farsi carico dell’istruzione di tutti gli studenti che attualmente frequentano scuole cattoliche? Curzio Maltese e i suoi stretti collaboratori mi sappiano dire. E spero che nessuno se ne esca con la solita favoletta dell’”anticostituzionalità” dei contributi statali alle scuole non statali.
Sia per la scuola sia per la sanità, ad ogni modo, se un attacco a una presunta “casta” ecclesiastica mettesse in discussione il sistema di servizio pubblico integrato tra strutture statali e iniziative non statali (che, soprattutto per la sanità, non sono solo cattoliche) l’impeto “moralizzatore” credo che si infrangerebbe contro il muro della successiva finanziaria. Piangeremmo tutti, ma a me scapperebbe anche un po’ da ridere.
Per risparmiare settecento milioni, quanti ne spenderebbe lo Stato? Dieci volte di più? Grossomodo, perché lo Stato dovrebbe farsi carico degli oneri di impresa per il mantenimento di altre strutture pubbliche, quando già quelle che ci sono versano in condizioni drammatiche. E pensare che molti sono convinti che le scuole statali siano fatiscenti perché le scuole non statali prendono i contributi dallo stato. Settecento milioni. Quando questo tesoretto sarà finalmente “laicizzato” sarà meglio usarlo per comprare qualche abaco in più.

4 – 250 milioni in media vanno come contributo per il finanziamento di grandi eventi, come il Giubileo. Sono eventi, lo sanno tutti, capaci di attirare in Italia milioni di persone da tutto il mondo. Vogliamo far finta che non avvengano in Italia? Va bene. Poi però facciamo un altro piccolo calcolo: quanti turisti ha portato il Giubileo, o la semplice ordinaria presenza della Città del Vaticano al centro di Roma, e quanti ne ha portati qualsiasi altro grande evento “laico” o il nostro bel cetriolone, Italia.it.

5 – Un miliardo e 400 milioni sarebbe l’ammontare dei vantaggi fiscali concessi alla Chiesa in virtù di esenzioni di diversa natura. Vedremo come si esprimerà l’Europa, se riconoscerà una violazione della libera concorrenza o no. Credo però che la situazione sia molto complessa: se probabilmente è giusto che gran parte delle strutture ricettive e degli esercizi commerciali gestiti da religiosi non abbiano agevolazioni, applicare agli edifici religiosi la stessa aliquota Ici di un centro direzionale o di una villa sul mare è semplicemente assurdo.

Vabbé, buona inchiesta :-)

aggiornamento

per chi ha voglia di capire meglio la questione dell’esenzione Ici c’è una nota dell’avvocatura della Diocesi di Milano di due anni fa che chiarisce molte cose.

27 settembre 2007

Trecento piccioni!

Filed under: cronache — alessandro @

Vorrei vederci chiaro sullo zoo della Brambilla. Va bene essere amante degli animali, ma che se ne fa di trecento piccioni? Lo sappiamo che porta a casa i gattini che trova per strada, ma lo fa anche con i piccioni? Lo fa perché tiene il “CuoreToro”, come diceva Frassica vent’anni fa?
Io spero vivamente che li allevi per farli arrosto, perché se no è preoccupante. Una che si candida ad essere leader non può fare la benefattrice di piccioni. Parte male. Allora vuol dire che se davvero arriverà alla guida del centrodestra rischieremmo di avere alla presidenza del consiglio una che si batterebbe per i diritti dei piccioni? Quando migliaia di sindaci in tutta Italia sarebbero pronti a mettere in atto qualsiasi crudeltà pur di frenarne la disastrosa invadenza? Una così è contro l’interesse collettivo.

La questione della successione a Berlusconi è troppo importante, questo marketing politico preventivo (che si avvale a volte dell’ottusa complicità dei media) mi preoccupa. L’imperativo per la destra seria dovrebbe essere: uscire il più presto possibile dall’era berlusconi. Invece che liberarsi del partito azienda e del suo improvvido inventore dovremmo sorbirci una che, oltre a essere perfettamente allineata con l’aziendalismo politico di Berlusconi, si mette anche a rompere su questioni di ambientalismo dozzinale come una verde integralista della peggiore specie? No, sarebbe davvero troppo.

Certo, se qualcuno è capace di spendere diecimila euro per portare un gatto in elicottero può anche votare l’allevatrice compulsiva. Prima che accada farei una legge che impedisca a chi alleva piccioni di candidarsi ;-)

26 settembre 2007

Prepariamo il referendum abrogativo…

Filed under: cronache — alessandro @

…nel caso, intendo, la raccolta di firme promossa da Grillo vada a buon fine.
Luca Sofri, che pure esprime spesso giudizi che non condivido, negli ultimi giorni invita a un ragionamento rigoroso sui punti della sconclusionata proposta di legge. Quello che finora, tra plebisciti nel blog e nelle piazze, è mancato.
Sono contento, però mi stupisco che una incongruenza grossa come una casa sia “scoperta” solo oggi da un osservatore attento come Sofri. Vabbé; vuol dire che ogni tanto anche a me capita di dire qualcosa di sensato ;-)

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