Cronachesorprese

28 marzo 2007

Tagg’a fa’ with you?

Filed under: spider report — alessandro @

Anche a me è capitato, come a molti, un invito al pessimo Tagged. Ne parlano in molti. Questo pessimo “servizio” vorrebbe raccogliere senza seminare, parassitare la cosa di maggior valore in rete, le relazioni tra persone. Non c’è niente di più pericoloso per il web.
L’invito dice:

X has tagged you! :)
Is X your friend?

yes – no

Please respond or X may think you said no :(

Se rispondi sì, vai nella form di iscrizione.
Se rispondi no, vai nella form di iscrizione.

I tuoi dati, i tuoi dati. Subito. Te lo dice il tuo amico di ammollarceli.

No comment.

Tagged è pessimo.

27 marzo 2007

Esame da vaticanista, step 4

Filed under: ratzie stories — alessandro @

Oggi Ratzie, mentre guidava la Papamobile un po’ allegramente credendosi isolato dal mondo e specialmente da quello cattolico, ha provocato uno scontro di culture tamponando una laicissima land rover. L’auto inglese procedeva per la sua strada rispettosa delle regole democratiche, mentre la condotta di Ratzie al volante era chiaramente condizionata dalla solita tendenza a prevaricare gli stop.
La pattuglia della stradale intervenuta per gli accertamenti ha immediatamente sottoposto Ratzie alla prova dell’eticometro, riscontrando valori assoluti di intransigenza etica molto alti, al limite del cupio dissolvi. Nonostante l’esito dell’esame fosse fin troppo manifesto, Ratzie ha insistito nel far mettere a verbale la seguente dichiarazione: “È stata solo una piccola manovra reazionaria, probabilmente oggi non avrei dovuto guidare. Stamattina avevo qualche linea di febbre identitaria”.

26 marzo 2007

Londra è un curry

Filed under: cronache — alessandro @

Salgo su un bus, primo o secondo piano non importa, e sento odore di curry. Salgo su un altro bus e il curry sembra che mi abbia seguito. No, non mi sono versato addosso del tandoori chicken, che non ho neanche mangiato: è proprio nell’aria.
Cammino per una street e sento odore di steak, quello buono. Sfocio in un circle e il profumo scolora e stramazza in quello, tragicamente inconfondibile, del Mc Donald o del Burger King. Fuggo verso un bridge all’inizio del quale, fortunatamente, resetto le narici con una bella zaffata di roasted onion, ma poco dopo arrivo in una road saturata dall’aroma di fish & chips.

Avevo anche immaginato che sarebbe stata un’esperienza prevalentemente sensoriale, come si addice a un weekend break: ma tutto potevo aspettarmi dal mio primo soggiorno londinese, tranne di raccontarlo con il gusto e l’olfatto. Pregiudizi inveterati sulla scarsa abilità degli inglesi tra i fornelli, o forse non pregiudizi: ciò che conta è che in realtà a Londra trovare un buon meal è l’ultimo dei problemi per tutti i portafogli, forse perché è raro che dietro i fornelli stia un inglese. Se è vero che Londra è cosmopolita, i tre quarti del mondo a Londra stanno in cucina. Ognuno porta i suoi aromi, e Londra è un curry in cui vengono selezionati come spezie pregiate. E restituiti perfettamente inglesi, non snaturati ma contrassegnati con un marchio, come accade da secoli al tea e al ketchup.

Chissà se accadrà lo stesso alla ‘nduia che un ragazzo calabrese sta vendendo a chili al Borough market del South bank, non in una delle ambitissime piazzole fisse ma in una parte dedicata agli ambulanti: “Ne vanno pazzi – mi dice – a loro piace la roba piccante”.
Già, ma il parmigiano? Anche quello sta andando come il pane nel banchetto accanto. Ma se parliamo di pane, c’è anche quello toscano. E i dolci francesi, più in là. E un banchetto imperdibile con una strabiliante selezione di formaggi piemontesi, che faticherei a trovare a Genova. “Questa toma in Italia non passerebbe un controllo”, mi dice mostrandomi soddisfatto una forma stiaccia e brunita. Conosco il problema: certi disciplinari, invece che proteggere le tipicità, le falcidiano. Allora lui viene a Londra a vendere, così imparano. Come dargli torto?

Nella parte profonda del Borough Market si trova naturalmente tutto ciò che serve per un porridge, per un english breakfast, per un roast-beef. Mi diverte il campionario di bacon ben esposto nella vetrina di un macellaio: c’è solo da scegliere, oltre al tipo, anche lo spessore del taglio e la percentuale della parte grassa. E c’è un negozio di formaggi splendido, con forme gigantesche di cheddar e altro in esposizione, che racconta di un’Inghilterra rurale che avrei davvero voglia di conoscere meglio.
Capito all’una e tutti mangiano, oltre a comprare: carne arrostita di ogni genere e condita con le salse più strane. Anche gli hamburger qui sono veri e di una varietà incredibile. Ma quando vedo la pescheria con friggitoria annessa, mi sento davvero a casa.

22 marzo 2007

Campi potenziali

Filed under: cronache — alessandro @

campi potenzialiRosico abbastanza all’idea di perdermi il Citizen camp di sabato prossimo a Bologna: però ho un’ottima alternativa di cui parlerò non prima di domenica.
Penso di andare invece a Ritaliare il sabato dopo: ho cercato di far finta di niente con me stesso, ma ho molti buoni motivi per essere presente. Non è però una cosa facile, per me. Mi è capitato, negli ultimi sette anni, di dedicare molto tempo alle presentazioni turistiche su internet (solo come redattore web, non come tecnico). E partendo da esigenze di comunicazione molto simili a quelle per cui è nato Italia.it. So che il rischio è andare fino a Milano soltanto per scoprire tutto quello che ho sbagliato. Però sento che è giusto. Che non posso evitarlo.
Pagherei qualsiasi prezzo (anche la coscienza intera della mia inadeguatezza), per avere gli stimoli giusti a lavorare nelle giuste direzioni. Io spero che succeda.

19 marzo 2007

Le moyen c’est moi

Filed under: news factory — alessandro @

Nella discussione sui “toni colloquiali” seguita a un articolo di Carlini, sono talmente d’accordo con Antonio Sofi che mi viene quasi voglia di spegnermi come “io” per far considerare quello che dice “lui” con la dovuta attenzione ;-)
Faccio qualche sottolineatura.

  • Giusta la distinzione che fanno in molti tra i blog e i blog di giornalisti: la critica di Carlini indirizzata all’intera blogosfera è generica ed eccessiva; se limitata ai blog di giornalisti curati non a titolo personale, ma inseriti in qualche modo in un progetto del loro editore, ha un senso diverso.
  • Nei blog è difficile trovare fatti separati da opinioni. E non so quanto sia interessante, dato che un blog è interessante in quanto nodo personale nella rete, o nodo che rende conto di un punto di vista, se non personale, molto particolare. La diversità, rispetto all’opinione che trova posto in un mezzo di comunicazione monodirezionale come un giornale o una televisione, è che il punto di vista diventa il mezzo, in maniera molto più marcata di quanto avviene anche in un giornale che vuole dare molto spazio alle opinioni: quindi il blogger, anche quando fa una scelta rigorosa di separare fatti da opinioni, non fa altro che dare una documentazione più precisa di “cosa si vede da qui“.
  • Su internet la selezione dei fatti avviene spesso attraverso le opinioni, o per essere più precisi attraverso la convergenza di diversi punti di vista verso un punto da considerare con attenzione. Non è sintesi dei diversi punti di vista, intendiamoci: si concorda sull’importanza di esaminare alcuni fatti e non altri, e ognuno poi conduce l’osservazione secondo il proprio specifico. Se ad esempio in questa discussione un certo numero di blogger converge verso il post di Antonio, ciò avviene molto probabilmente perché in quel luogo si trova il più aggiornato stato della questione. La selezione dei fatti, probabilmente, nella blogosfera e su internet in generale non può avvenire in altro modo: basta pensare a come funzionano i motori di ricerca. Chiaro che stiamo parlando di uno specifico non assimilabile a quello di altri mezzi di comunicazione. Però interessante, via.
  • Io scinderei completamente la questione dell’utilizzo delle tecnologie di comunicazione per la democrazia rappresentativa dalla questione della possibilità, per internet o per “le” blogosfere, di influenzare l’opinione pubblica. Evidentemente l’utopia che vorrebbe veder soppiantata la democrazia rappresentativa da una sorta di “sondaggio permanente” del popolo elettronico non ha nulla di desiderabile, ed è già un’ipotesi bollata, appunto, come utopia (ciò non toglie la validità degli esperimenti di consultazione su questioni specifiche, che favoriscono la partecipazione e l’attenzione ai processi decisionali); l’informazione nelle blogosfere è un’altra cosa, è già realtà, non ha niente di utopico e non è fatta soltanto di rumore o di narcisismi.
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