Non sono entusiasta (e neanche Gaspar lo è, a quanto ho capito da un breve scambio di opinioni con lui) all’idea di aver a che fare con un altro apparecchietto elettronico, un altro caricabatteria, un altro posto da trovare nello zaino quando viaggio. Nelle mie abitudini quotidiane ci sono già il PC portatile, il cellulare, la fotocamera digitale, il lettore mp3. E sono contento che grazie all’I-Phone si cominci a parlare di oggetti che integrano seriamente almeno due di questi quattro.
Però l’ebook reader che ha mostrato Tombolini è davvero un bel gingillo. Ne ha mostrati due, l’Iliad della Irex e il Portable reader della Sony. E ha annunciato la prima uscita di un ebook per i tipi (ma si deve dire così anche per i libri elettronici?) della sua casa editrice, la Simplicissimus blog farm: questo (il link naturalmente porta solo a un pdf).
I reader risolvono i due problemi principali che avevano finora decretato il fallimento del libro elettronico: la scarsa leggibilità e l’impossibilità di annotare. La tecnologia e-ink consente una lettura su schermo che si può considerare “una buona approssimazione - assicura Tombolini - di quella su carta”. Un reader, che costa intorno ai 300 euro ed è poco più grande e pesante di un bloc notes può tenere centinaia di ebook da leggere e annotare, salvando i segni della lettura attiva in una versione a parte. Il lettore può così archiviare e recuperare le diverse fasi della sua esperienza di lettura e apprendimento: gli studenti e chiunque abbia necessità per lavoro di compulsare molti testi sapranno valutare molto bene la fecondità di questa abilitazione tecnologica. Lo Shenker Institute ha annunciato di voler usare i reader per i suoi corsi di lingua, e anche Adnkronos comincerà ad usarli.
Beh, tutto bellissimo. Ora però che ci avete fatto venire l’appetito, qualcuno faccia contenti me e Gaspar e si estragga un portatile che funga anche da reader. Thanks in advance :-)

Mitte. Il centro. Non il fulcro, ma il sigillo che dava stabilità al centro poteva essere la mole orizzontale della Brandenburg Tur con l’antistante Parisier Platz; su cui si inseriva la spina dorsale di
Questo fatto nuovo, meglio della quotidianità di una città viva e dinamica che sa neutralizzare il caos cittadino come poche altre metropoli, lo racconta lo skyline (se così si può chiamare) della Potsdamer Platz. Forse è qui il nuovo Mitte? No, dice. Qui c’è il racconto, la testimonianza della frattura. E della breccia che ha ridato vita ed energia alla città.

