Cronachesorprese

21 January 2007

Barcamp Roma - Arriva (davvero) l’e-book

Filed under: barcamp — alessandro @

e-bookNon sono entusiasta (e neanche Gaspar lo è, a quanto ho capito da un breve scambio di opinioni con lui) all’idea di aver a che fare con un altro apparecchietto elettronico, un altro caricabatteria, un altro posto da trovare nello zaino quando viaggio. Nelle mie abitudini quotidiane ci sono già il PC portatile, il cellulare, la fotocamera digitale, il lettore mp3. E sono contento che grazie all’I-Phone si cominci a parlare di oggetti che integrano seriamente almeno due di questi quattro.

Però l’ebook reader che ha mostrato Tombolini è davvero un bel gingillo. Ne ha mostrati due, l’Iliad della Irex e il Portable reader della Sony. E ha annunciato la prima uscita di un ebook per i tipi (ma si deve dire così anche per i libri elettronici?) della sua casa editrice, la Simplicissimus blog farm: questo (il link naturalmente porta solo a un pdf).

I reader risolvono i due problemi principali che avevano finora decretato il fallimento del libro elettronico: la scarsa leggibilità e l’impossibilità di annotare. La tecnologia e-ink consente una lettura su schermo che si può considerare “una buona approssimazione - assicura Tombolini - di quella su carta”. Un reader, che costa intorno ai 300 euro ed è poco più grande e pesante di un bloc notes può tenere centinaia di ebook da leggere e annotare, salvando i segni della lettura attiva in una versione a parte. Il lettore può così archiviare e recuperare le diverse fasi della sua esperienza di lettura e apprendimento: gli studenti e chiunque abbia necessità per lavoro di compulsare molti testi sapranno valutare molto bene la fecondità di questa abilitazione tecnologica. Lo Shenker Institute ha annunciato di voler usare i reader per i suoi corsi di lingua, e anche Adnkronos comincerà ad usarli.

Beh, tutto bellissimo. Ora però che ci avete fatto venire l’appetito, qualcuno faccia contenti me e Gaspar e si estragga un portatile che funga anche da reader. Thanks in advance :-)

20 January 2007

Il Barcamp di Roma volge al termine

Filed under: barcamp — alessandro @

Al Linux club le luci si sono abbassate ma diversi gruppetti continuano a discutere. Di venture capital applicato al web 2.0, di software per il trattamento delle foto digitali, di twitter (e di quanto sia molto meno cazzeggio-oriented di quello che può sembrare). Sembra impossibile concludere, e infatti continueremo in pizzeria. Bello.

Indistinte correzioni

Filed under: chiedici le parole — alessandro @

Ho sempre sostenuto che il target di riferimento di chi ha progettato il correttore ortografico di word fosse la tipica segretaria particolare del capo. Una tipa così, di bella presenza, tettona e semianalfabeta, normalmente preposta ad altre funzioni (tanto per esagerare con i luoghi comuni), che ogni tanto necessita di scrivere qualcosa usando quella diavoleria che chiamano computer, attività che rischia - acciderbola - di rovinarle lo smalto delle unghie.

Come sanno tutti quelli che mi conoscono, non amo le generalizzazioni e i luoghi comuni, tanto meno questi. Però a chi serve il maledetto marchingegno infricciato in word, che mi premuro sempre di disattivare ogni volta che ho bisogno di scrivere su un computer non mio?
Perché sia davvero utile, per quel poco che può esserlo, deve essere personalizzato. E attivato soltanto come revisione finale di un testo molto lungo, quando non si ha il tempo o si è troppo stanchi per fare una revisione ortografica efficace.

Ma quegli odiosi suggerimenti durante la digitazione, supponenti, petulanti, che qualcuno ha messo dentro al programma decidendo che siano le regole universali per chi scrive professionalmente: quelli non hanno nessuna ragion d’essere, se non pensando a un mero trascrittore di un superlinguaggio precostituito, qualcuno che ha altre cose a cui pensare e che deve scrivere senza inventarsi nulla. La tettona, appunto.

Se i luoghi comuni avessero qualche fondamento potrebbe dunque essere interessante conoscere, ammesso che sia femmina, l’anonima compilatrice dell’avviso destinato alla mailing list degli abbonati alla squadra della quale mi pregio di essere tifoso. Farò il possibile per verificare. Vedete:

distinti saluti

qui non c’è dubbio, la sostituzione automatica ha fatto la sua vittima. Per dovere di cronaca, qualche minuto dopo è stata mandata la versione corretta.

Oh, gentile amica, non fraintendermi, grazie per l’informazione. Allo stadio ci vado mercoledì prossimo: figuriamoci se mi perdo la semifinale di Coppa Italia contro l’Inter. Però, sticazzi: dai 16 ai 20 euro per dei distinti saluti? Chiariamo subito: se proprio non ce n’è, preferisco essere mandato a spigolare aggratis…

P.S.
non si offendano le tettone alfabetizzate, che sono una grande risorsa dell’umanità.

19 January 2007

Cronache dal sereno al fortunale

Filed under: spider report — alessandro @

Sono veramente contento di tenere a battesimo un nuovo blog che (converrà chi già conosce il soggetto) sarà molto piacevole da leggere e da seguire. Il Mariachi l’ho fortemente sponsorizzato, ospitandolo qui tutte le volte che ne ho avuto l’occasione. Ha scelto un titolo contiano, e già questo depone a suo favore. Consiglio vivamente di tenerlo d’occhio, soprattutto nei prossimi due o tre mesi.

17 January 2007

Mitte e non più Mitte

Filed under: cronache — alessandro @

Brandenburg TurMitte. Il centro. Non il fulcro, ma il sigillo che dava stabilità al centro poteva essere la mole orizzontale della Brandenburg Tur con l’antistante Parisier Platz; su cui si inseriva la spina dorsale di Unter den Linden, che oggi sembra non abbia cuore di sfrattare i fantasmi delle migliaia di carrozze che l’hanno attraversata nei secoli.
La regola del Mitte era questa, un tempo. Sicuro. Doveva rappresentare la testa sul collo di una città saldamente ancorata a una piana monotona e di semplicissima edificabilità, a pochi metri dall’ansa più rotonda della Sprea.
Quella legge gravitazionale cominciò a vacillare il 27 febbraio del 1933, con l’incendio del Reichstag. Ma sembrò ristabilirsi e subire una semplice ridefinizione, illuminata dalla volontà di potenza hitleriana e dalle visioni razionalistiche di Albert Speer, che grazie a Dio non ebbero il tempo di prendere carne nella pietra di Berlino.
Ondeggiò più pericolosamente durante i bombardamenti; ma alla fine, o meglio all’istante zero dell’anno zero, le crocerossine allinearono i loro feriti proprio davanti alla porta di Brandeburgo. Sembrava logico ricominciare da lì, e in una città in completa rovina lo spazio, spazio originario, lì era rimasto.
Patì un disassamento decisivo con la costruzione del muro: un gesso anomalo che produceva e conservava una frattura, invece di avvolgerla per ricomporla. Ost Berlin e la RDT intera andavano a cercare un nuovo punto di equilibrio più avanti, chiedendolo in fasi successive ad Alexanderplatz, o alla magnificenza fintamente sobria del Palast der Republik.
Non si trovò. La tensione crescente, la risultante delle forze in gioco indicava sempre la stessa direzione: West Berlin. Oltre il muro. Il gesso doveva rompersi, ma per il resto, di come ricomporre la frattura, nessuno sapeva nulla.
E nessuno ha preteso di ricomporla artificiosamente. Berlino ha perso il suo antico orientamento, il suo consolidato concetto di Mitte, e non ne ha trovato uno alternativo, anche se esistono un nuovo Bezirk e una stazione della metropolitana che si chiamano così; e la cosa bella, la novità, la sorpresa è che questa città tranquilla e vivibile non dà l’aria di affannarsi a trovarlo.

Potsdamer PlatzQuesto fatto nuovo, meglio della quotidianità di una città viva e dinamica che sa neutralizzare il caos cittadino come poche altre metropoli, lo racconta lo skyline (se così si può chiamare) della Potsdamer Platz. Forse è qui il nuovo Mitte? No, dice. Qui c’è il racconto, la testimonianza della frattura. E della breccia che ha ridato vita ed energia alla città.
Potsdamer Platz è la scommessa architettonica che deve fare i conti con il passato recente, risignificarlo e dare alla città il canone, la norma del progredire. Dinamismo. L’immagine di un solido work in progress. Se la Brandenburg Tur è un sigillo orizzontale, la Potsdamer Platz è un vettore verticale. Le grandi moli dei tre grattacieli in alto si rastremano, si appuntiscono per dare l’impressione del non finito. Si guardano. O meglio definiscono lo spazio in mezzo a loro. Che è una strada. Che è la breccia. La breccia nel muro.

1 - continua

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