Cronachesorprese

29 dicembre 2006

Ora lo chiamano web

Filed under: news factory — alessandro @

Sono le piccole frasi che rivelano i pregiudizi più radicati.
Articolo sul Secolo XIX di oggi, pagina 6, si parla di un’inchiesta della Procura di Napoli su certi video osé che sarebbero stati realizzati in una scuola e messi su internet all’insaputa delle protagoniste. Le solite cose noiose che devono essere notizia per forza.
Titolo: “Nuovi video hard scolastici, il petting finisce su internet”. Tutta colpa di internet, naturalmente. Ma il bello è nel testo: “Quattro casi di video pornografici diffusi su internet, con involontarie attrici (! involontarie? ndcs) alcune studentesse di una scuola che dalle riprese è facilmente identificabile, hanno scatenato la curiosità morbosa degli amanti napoletani del web e l’interesse della procura per i minori”.
Qualcuno mi aiuta a capire chi sarebbe, nel mondo meraviglioso di chi ha scritto l’articolo, un “amante del web”? Si distingue solo per l’incontenibile curiosità morbosa o per altri segni particolari?

28 dicembre 2006

Old and wired people

Filed under: il consumatore non consumato — alessandro @

Dal blog di Stefano Hesse (segnalazione di Vittorio Pasteris). L’aneddoto è bellissimo e la signora Teresa dev’essere davvero un bel tipo. Ma i settantenni tra trent’anni saranno tutti così: si ritroveranno sulla classica panchina del parco e, invece che imprecare contro i giovani o gli extracomunitari prendendo spunto dalla cronaca locale, con il notebook wireless sulle ginocchia confronteranno i prezzi dell’ipod 300 da regalare ai nipotini. Vagheggeranno dei bei tempi andati, quando i monitor erano fluorescenti ma tanto erano giovani e gli occhi non si stancavano; e le pagine sì che ci mettevano ore a caricarsi, ma tanto loro sapevano come ingannare il tempo tra un refresh e l’altro…
Sai qual è il punto? Che internet è particolarmente adatta agli anziani. Quelli di oggi, mediamente, non hanno la preparazione di base per usare bene la rete. Ma quelli di domani avranno la preparazione e il tempo per navigare e rimanere aggiornati, più dei loro figli.

27 dicembre 2006

Mobilità urbana due punto zero

Filed under: il consumatore non consumato — alessandro @

car sharingSto meditando di provare il car sharing. A Genova il servizio esiste e ho sentito di alcuni che hanno aderito e sono molto contenti.
Per capire se è conveniente sto osservando da qualche mese il mio modo di usare l’automobile: quanto e come la uso?
Fortunatamente non la uso per andare al lavoro. Ho l’abbonamento dell’autobus e, anche se il servizio non è proprio una meraviglia, non ho alternative praticabili. Portare l’auto ogni giorno in centro sarebbe un suicidio.
Muovo la mia povera Clio (che ha subito mille offese dal tempo e da una silenziosa guerriglia urbana consumata sulla sua carrozzeria) una o due volte la settimana. La uso più spesso nei week end che per muovermi in città. Ma anche per andare fuori, quando posso, preferisco il treno.
L’adesione al servizio costa 180 euro all’anno. Sono previste molte agevolazioni, è facile rientrare in almeno uno dei casi e risparmiare qualcosa, generalmente intorno ai 45 – 50 euro. Le tariffe orarie e per chilometri, comprensive del costo del carburante, sono molto interessanti.
La cosa che mi lascia più perplesso è la scarsa copertura di parcheggi nella zona in cui abito. Per parcheggio intendo uno dei 79 posti in cui puoi trovare l’automobile da usare dopo averla prenotata al call center: per il resto, durante l’orario di utilizzo, si può parcheggiare liberamente quasi ovunque, anche nelle aree di sosta a pagamento. E si possono usare le corsie preferenziali.
Stare nei tempi della prenotazione richiesta potrebbe essere un fattore di stress. Le penali previste in caso di ritardo nella consegna non segnalato in tempo sono ragguardevoli: 25 euro e oltre. Ma basta organizzarsi bene, e in caso di ritardo avvertire: insomma è gestibile.
Per il resto vedo solo vantaggi: abbattimento di tutti, e dico tutti, i costi fissi dell’automobile, dalla tassa regionale all’assicurazione, dalla manutenzione ai parcheggi a pagamento che annualmente, un po’ di qua e un po’ di là (non so se avete mai fatto il calcolo) ammontano a una bella cifretta. In più, se l’auto è immatricolata prima del 2000 (è il mio caso) e si rottama per aderire al car sharing si ha diritto a un bonus di 800 euro sui costi chilometrici e per un anno e mezzo non si paga la tariffa annuale.
Se qualcuno ne sa qualcosa di più e vuole provare a dissuadermi lo faccia entro febbraio, perché la decisione è imminente.

26 dicembre 2006

Barcamp Rome

Filed under: barcamp,il viandante digitale — alessandro @

barcamp rome
Appena il tempo di metabolizzare Torino e già si riparte. Cosa farò? Non credo che proporrò ancora nuovi argomenti. Ma non mi tratterrò negli interventi, poco ma sicuro.
Se tanto mi dà tanto, immagino che lo slide show di Vittorio Pasteris sull’autoreferenzialità sarà una roba a rischio ordine pubblico: metteranno i tornelli al di fuori del Linux club per ottemperare al decreto Pisanu?
Ho molto apprezzato la relazione di Simone Morgagni a Torino, e vorrei proprio sentire il suo tentativo di definire il blog. Ho già una mia idea sull’argomento ma non è detto che non la cambi: mi aspetto però che il “semiosico” mi dia buoni argomenti per rinunciarvi, anche solo parzialmente.
Anche la presentazione di Grivet sui modelli di business del web 2.0 a Torino è stata molto interessante. Cercherò quindi di non perdere l’ideale prosecuzione del dibattito proposta da Fabio Masetti di Scripta volant.
E poi vedremo :-)

24 dicembre 2006

Te dispiace, ‘o presepe?

Filed under: cronache — alessandro @

presepe benozzo gozzoli montefalcoAderisco all’iniziativa Un presepe in ogni sito. Scelgo l’affresco di Benozzo Gozzoli a Montefalco, che ricorda l’invenzione del presepe. E se trovassi un mp3 decente, e non il solito file midi, metterei anche Tu scendi dalle stelle, il canto di natale più bello, le cui parole (originalmente in dialetto napoletano) sono state scritte da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori che ha adattato un motivo tradizionale alla ricorrenza natalizia.

A parte la sacrosanta difesa di una tradizione che non ha mai fatto male a nessuno, penso che sia il modo migliore per affermare la non virtualità della rete. Il presepe è la rappresentazione più immediata della materialità, della concretezza dell’ideale: va bene dunque anche per affermare che un blog è un luogo umano, come un altro, e non un fantasma annegato nell’oceano del virtuale. Qui si confrontano idee, emozioni, esperienze, vite, ragioni e speranze. Qui, pertanto, si può fare un presepe.

Visto tra l’altro che si vuole togliere il presepe dai luoghi in cui è sempre stato, che almeno lo si ritrovi qui, nelle nuove piazze telematiche. La miopia, la stupidità, l’ignoranza di chi vorrebbe negare la dimensione pubblica che il gesto del presepe ha sempre avuto, fin dalle sue origini, è deprimente. Non si difende nessun diritto impedendo la rappresentazione dell’Ideale che entra nella storia. E per tutti, non solo per alcuni. Ma in molte scuole non si può più dire che è accaduto, forse perché per qualcuno è troppo imbarazzante considerare che continua ad accadere. Poi magari si concede dignità didattica (e purtroppo anche liturgica) a un inno nichilista come Imagine di John Lennon, come se fosse qualcosa in cui si possono ritrovare tutti e non un incubo di cattiva utopia spacciata per sogno. Ma non è preferibile che i bambini di una scuola, di qualsiasi religione, stiano davanti alla cronaca di Tu scendi dalle stelle e del presepe, come del resto è sempre successo prima che qualche idiota pensasse che potesse essere offensivo?
Ma è qualcosa che tentano di farci digerire da decenni ormai: la preghiera nella tua stanza e non per strada, il crocifisso nel tuo ingresso e non in classe, il presepe nel tuo salotto ma non nel corridoio della scuola. Non devi disturbare. La religiosità deve essere solo un fatto privato. Chi osa pensare e affermare il contrario non avrà vita facile, come ai bei tempi in cui il cristianesimo era solo una superstizione tra le tante dell’Impero. Qual è il meno peggio tra un’autorità che tollera tutte le religioni purché siano tutte sottomesse all’imperatore, e una mentalità che impedisce la libera espressione pubblica di una qualsiasi religione perché non ha più le palle e la statura umana per ammettere che l’imperatore c’è ancora?
Tanti piccoli nessuno, come erano i pastori che si trovavano nei dintorni di Betlemme quella notte, si ribellano come possono a questa violenza. Ormai gli “attentati” al presepe sono una costante da anni, si ripetono ad ogni natale. Ma sono sempre un po’ in sordina, sono azioni fulminee che non vorrebbero guadagnare le cronache. Chi le conduce non viene mai davvero allo scoperto. Spera di cavarsela. Però qualcuno che si incazza lo trova sempre, e non può che farmi piacere. Vuol dire che la gente semplice, per quanto stordita e distratta (e non mi chiamo fuori, mi metto io tra i primi), sa dire ancora qualcosa di essenziale di sé.

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