Cronachesorprese

14 settembre 2006

Bowling for Montreal

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Sparatoria in un college a Montreal, due morti, decine di feriti. Caro Michael Moore, come la mettiamo?
Chi ha visto Bowling for Columbine sa di cosa sto parlando. In quel film documentario Moore parte proprio da una strage avvenuta in una scuola e, nel tentativo di spiegare l’eccesso di violenza nella società americana (e l’ossessione della difesa personale a tutti i costi, che causa ogni anno molte vittime per eccesso di difesa) fa un viaggetto in Canada. Per vicinanza geografica, condizioni economiche e tanti altri motivi la situazione potrebbe essere simile a quella degli Stati Uniti. Va a vedere e scopre, o dà mostra di scoprire, una specie di paese fatato dove l’incidenza dei crimini con violenza sulle persone è minore che in quasi tutti gli altri paesi del G8, la gente non chiude la porta a chiave e insomma, stanno tutti belli tranquilli, sorridono al vicino, peace in the neighborhood.
Non voglio sminuire le responsabilità enormi e le mani insanguinate delle lobby di fabbricanti d’armi americani. Però c’è uno schema, nella tesi di Moore, che non regge o non è sufficiente. Due ragazzi vanno al bowling, uccidono tre persone, poi vanno in una scuola, ammazzano tredici loro amici e coetanei, un professore e poi si uccidono. Colpa delle lobby, della pressione sociale ad armarsi, delle breaking news ossessionanti che creano la paura del diverso e del criminale e in fondo giustificano, almeno nella parte irrazionale, l’aggressione all’Iraq che altrimenti non avrebbe possibilità di essere accettata anche dagli avversari di Bush. Dice Moore. Non dico che questa analisi non sia adatta a identificare problemi seri. Dico che non basta. E mi dispiace che oggi ci sia una smentita così drammatica a questo schema, avrei preferito naturalmente qualcosa di diverso. Non basta la paura radicata da generazioni e coltivata ogni giorno dalla televisione. Non basta la guapperia del pistolero, la reputazione da intrepido che sa farsi giustizia da solo, immagine mai davvero sanzionata socialmente negli Stati Uniti. Non basta, e sarebbe colpa e responsabilità grave di educatori e politici fermarsi a questa analisi.
Perché anche quei ragazzi violenti, deboli e disperati non sono la semplice risultante di condizioni sociali ed economiche. Non è questo, non è questo. Grazie Moore, ma cerchiamo ancora.

l’immagine è tratta da eartlink.net

2 commenti »

  1. un episodio non è una smentita di uno schema che si basa su dati statistici e numerici che riconoscono l’oggettiva diversità di due realtà.

    è solo un episodio.

    se ogni episodio smentisse un orientamento, allora potremmo scrivere un post su berlusconi che signori miei, non è un ricco imprenditore e abile politicante, perché, guarda un po’, ieri lavorava per una volta nel suo giardino: ergo è un giardiniere.

    la tesi di moore non cade perché in canada c’è una sparatoria: semmai, cade l’idea – peraltro sbagliata e viziata fin dall’inizio – che quando moore parlava del canada parlasse di un paradiso assoluto.

    povero micheal, lui portava solo dati reali: queste cose accadono molto meno lì che qui.

    anche se, visto che anche i canadesi sono umani, accadono.

    calvin

    Comment by boccadimiele — 30 settembre 2006 @

  2. sì che lo smentisce, lo smentisce appieno. anche negli states non è che avviene una strage a scuola ogni giorno, quindi anche una sola ricorrenza basta, statisticamente, a smentire lo schema. ma non è la diversità tra le due realtà lo schema: la diversità è certa e inconfutabile. lo schema è il legame meccanicistico tra certe esplosioni irrazionali di violenza e quelle che moore individua come cause.

    Comment by cronachesorprese — 1 ottobre 2006 @

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