Cronachesorprese

30 agosto 2006

Incrociamo almeno le dita

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Questa storia delle controversie sui simboli religiosi nelle scuole d’Europa comincia a preoccuparmi. Lo so che prima o poi anche in Italia a qualcuno verrà la brillante idea.
Io, che sono moderatamente favorevole a togliere i crocifissi dalle aule (ma non perché lo pretende Adel Smith, semplicemente perché non esistono più le condizioni perché il crocifisso possa essere considerato, nei luoghi pubblici, quello che anche di fatto è, e cioé affermazione di valori civili condivisibili e condivisi: mi limito ad arrendermi a un imbarbarimento, per non far patire al crocifisso troppi danni che non merita), non troverei accettabile ciò che è stato imposto in Francia e ora, da poco, anche in alcuni Lander tedeschi. E cioé impedire alle persone di ostentare simboli religiosi, siano croci o veli.
Io ingenuamente credevo che la scuola laica fosse quella che valorizza le differenze, non quella che le abolisce. Ma si sa, io sono terribilmente ingenuo, per scelta.

Certo che è davvero curioso che in nome della laicità si vada a limitare la libertà individuale. E non una presunta libertà, ma una libertà sostanziale, la libertà di pensiero e di opinione, la libertà di rendere manifesta la propria fede.
Non sarà facile in Italia, per fortuna. Ma a dire il vero non sembra facile neanche in Germania. Staremo a vedere, per il momento mi limito a constatare la grossolanità della comparazione tra velo e crocifisso. Il velo non è un simbolo religioso. È un’usanza che discende da appartenenze religiose, ma non è l’equivalente della croce. E i motivi per cui qualcuno può pensare legittimamente di vietare di indossarli a scuola non hanno nulla a che vedere con l’appartenenza religiosa, e in quanto tali, cioé come non discriminanti riguardo alla fede, dovrebbero essere spiegati e fatti accettare dai musulmani in Europa. Sono simili ai motivi che non permettono, come qualcuno pretendeva, di scattare le foto tessera per le carte di identità indossando veli o chador. Il velo indossato in classe, intendo quello che copre il viso, non quello che copre i soli capelli (ma in Francia vietano anche quello…) impedisce il confronto tra giovani della stessa età, quindi interferisce con le finalità stesse didattiche ed educative della scuola. E in quanto tale va vietato, non in quanto simbolo religioso.

Non è una distinzione difficile, ci può arrivare chiunque. Certo, se indossa il velo del pregiudizio antireligioso, che cerca qualsiasi pretesto per affermare una laicità poco laica e liberale, è un altro discorso. Speriamo bene. Io sono pronto a sfoggiare un bel crocifisso di due chili e mezzo al collo sul posto di lavoro, nel caso a qualche ministro prudessero le mani.

3 agosto 2006

La setola e il vizio

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In una delle famose intercettazioni tra due arbitri uno diceva all’altro "hanno fatto carne di porco".
Bene, il nuovo designatore degli arbitri, nominato ieri, è presidente del Consorzio ‘Prosciutto di Parma’.


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