Cronachesorprese

24 May 2005

Questioni di faileeing

Filed under: le specie musicali — cronachesorprese @

Tambu smista la palla verso la mia fascia, accorro da destra e crosso verso il centro.



Peso dei file musicali su HD e CD



5,36 gb su partizione interna e diversi mega distribuiti in CD non facilmente quantificabili. Genere prevalente: buona musica (secondo la ben nota definizione di Duke Ellington: non esistono i generi musicali, esiste la buona e la cattiva musica). A parte l’immancabile polemica contro il genere musicale, una delle manifestazioni più perniciose del mio peggior nemico (il genere), si può affermare con buona approssimazione che i miei file musicali sono prevalentemente di jazz, blues, rhytm’n blues, rock 70 e 80, folk americano, cantautori italiani.



L’ultimo CD che ho comprato



Il CD di Tatiana, la cantante russa che ogni tanto si esibisce nei vicoli :-)



Canzone che sto ascoltando ora



Helplessly hoping di Crosby, Still & Nash



Cinque canzoni che ascolto spesso



Walking in Memphis - Marc Cohn

Alle prese con una verde milonga - Paolo Conte

Little wing - Jimi Hendrix

American pie - Don Mc Lean

A sort of homecoming - U2



Cinque a cui passo il testimone



tre per il momento, gli altri me li hanno già fregati tutti:

Squilibri precari (la prima delle tre, a seconda del tempo che fa…)

Kitterlegnosky

El Secretango

20 May 2005

1000 caratteri: il mio rapporto con la scrittura

Filed under: chiedici le parole — cronachesorprese @

Mi sento come Depardieu in Una pura formalità: Onoff, acceso spento, non esiste lo scrivere senza memoria e non esiste memoria senza affetto. Scrivere queste righe è come entrare nella tetra gendarmeria del film.

Come Depardieu alla prima domanda rispondo sicuro: sono ingenuo per scelta, odio il sussiego dell’esperto e aspiro all’ingenuità del testimone. Io voglio scrivere per essere testimone. Non importa di cosa, con quale stile, da quale grado di analogia o di astrazione. Ogni cosa è degna di un racconto e detta il suo stile. Vorrei affezionarmi a ogni cosa, ricordarla, possederla di un possesso non violento e definitivo: scriverne, appunto.

Come l’Ispettore Polansky mi farete ammettere che, forse, di ciò che ho scritto non ricordo, e non amo, e non possiedo, nulla. Fai milioni gli scaffali e migliaia le biblioteche, ma l’amore profondo alle cose che passa attraverso un atto di scrittura si vive soltanto, non si può conservare.

Cerco di vivere questo paradosso, e a volte sono felice.

17 May 2005

Candidatura per una leggenda urbana

Filed under: semiminime — cronachesorprese @

Un’amica mi ha raccontato che tra un suo amico e un’altra persona è intercorsa la seguente telefonata:



- Hai visto che ridere? Hai un omonimo tra gli assessori della nuova giunta…

- Sono io.

14 May 2005

Dissetare la pasta all’uovo

Filed under: chiedici le parole — cronachesorprese @

Tutte le volte che metto le mani in pasta mi diverto così tanto che mi riprometto di farlo più spesso, poi in realtà rimane solo una pratica occasionale, come per altre cose che mi piacciono e mi danno soddisfazione (andare in bicicletta ad esempio). Questo avviene principalmente per pigrizia, ma non solo: è come se istintivamente accedessi ai beni che danno davvero gusto alla vita con prudenza e moderazione, forse per paura di vederli svanire nell’abitudine. Chissà.



Ad ogni modo ho provato a fare queste tagliatelle con fave fresche e pecorino trovate su internet. Ho cercato una ricetta così perché non mi piace l’abitudine di noi liguri di incenerire tutte le fave di stagione soltanto a crudo con salame o formaggio fresco. Non si capisce perché da queste parti fare le minestre con i piselli freschi sia normale, con le fave no.

Non sono un cuoco come il Gillo o come "La" cuoca, non posso insegnare niente. Ma non voglio neanche limitarmi a riportare o segnalare pedissequamente una ricetta. Una buona ricetta è un algoritmo ben definito che della sperimentazione scientifica ha il requisito fondamentale, ovvero la completa riproducibilità. Ciò che dell’esperienza soggettiva vale la pena raccontare è il tocco, che consiste nell’individuare il passaggio cruciale del procedimento e affrontarlo con la dovuta attenzione.

Secondo me il punto cruciale di questo piatto è la formazione del brodetto di cottura, che ha un colore nerastro e un sapore delicato, inusuale. L’amarognolo delle fave deve resistere ma non troppo, opporsi il giusto all’aggressività di quella gioiosa macchina da guerra che è il pecorino romano stagionato. Non bisogna tirarlo, deve rimanere abbastanza liquido. Bisogna ricordarsi di assaggiarlo prima di unire la pasta, perché ne vale la pena e dopo non se ne avrà più l’occasione: le tagliatelle se lo bevono, letteralmente. Lo prosciugano.



Le tagliatelle all’uovo sono geneticamente assetate. Non so se ciò è conforme alla preparazione canonica, ma quelle che faccio io non hanno mai visto l’acqua a meno di incidenti di percorso (eccesso di farina nell’impasto e necessità di ammorbidirle durante la gestazione): immagino cosa può significare non conoscere fin dalla nascita elemento più liquido di un mucillaginoso albume d’uovo. Io le taglio poi sempre un po’ larghe perché mi piacciono così (in realtà faccio delle pappardelle), quindi la loro sete è ancora più evidente: mentre sono lì che riposano sul tavolo le vedi quasi pulsare per l’arsura, come hanno fatto fino a un attimo prima sotto il mattarello ritraendosi dopo ogni trazione, come per un riflesso involontario. Quando finiscono in pentola assorbono l’acqua e si allargano, ma intanto l’acqua è bollente e poi sono troppo impegnate a far cuocere l’uovo e a raggiungere perciò una configurazione più stabile: ancora non si sono davvero dissetate. Ne hai una clamorosa conferma quando le unisci al condimento per la mantecatura finale: il liquido, che durante la preparazione lasciava qualche perplessità perché sembrava troppo abbondante, sparisce in una frazione di secondo. Restano le fave mezze sfatte, incagliate alle fettucce bianche, sorprese come alghe dalla bassa marea. Una volta spenta la fiamma, mentre lo sfrigolìo di fine cottura va in fading, se resti in ascolto puoi avvertire il sospiro di soddisfazione delle tagliatelle: slurp, aaaah… :-)

le immagini sono tratte da european-schoolprojects.net

vege-fru.com

12 May 2005

Galleria della canzone

Filed under: spider report — cronachesorprese @

Questo è un progetto che mi piace abbastanza, peccato che sia in stato di semiabbandono e non sia aggiornato da una vita (almeno così pare). Il limite più evidente, oltre all’incompletezza di alcune parti (ma guardate la sezione "canzoni") è dato dall’essere gestito da una casa editrice, però l’idea di fondo era bella. La sostanza delle canzoni è fatta dei ricordi di chi le ascolta. Per ricordo non intendo un sentimentalismo, ma qualcosa che rimane perché si dimostra in grado di rendere presente e palese, istantaneamente e in modi tutt’altro che intellettuali (è questo il bello della musica, che passa dalla testa come da un passaggio obbligato ma non viene dalla testa e non va alla testa) una possibilità, una prospettiva esistenziale, una strada ancora praticabile o mai praticata. 

Le canzoni non si ascoltano soltanto, si usano. Sono strumenti. Sono wegmarken, segnavia, direbbe Heidegger (inorridiscano pure gli heideggeriani, sai cosa mi importa).

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