Cronachesorprese

27 maggio 2005

Fantasmi di argomenti

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Eccoli qui, belli come il sole. Lo sapevo che prima o poi sarebbe venuta fuori la polemichetta sulla 194. Meglio poi che prima, ça va sans dire, poiché gli argomenti, quando sono pochi e incerti, possono anche essere un intralcio se c’è da portare a casa il risultato.
Oggi per le vie di Roma, e non so se in altre città, i promotori dei referendum hanno manifestato vestiti da fantasmi. L’intento credo che fosse rimproverare a molti politici un silenzio a loro modo di vedere colpevole sulle questioni in gioco. Credo. Non ne sono sicuro, perché veramente più ascolto questi personaggi e più i loro argomenti mi sembrano sfuggenti, ectoplasmatici. Quando sento un abortista come Capezzone dire: "Vogliono ridurre a fantasmi i bambini che non nasceranno" penso che deve avere dentro di sé un coraggio non comune o, più probabilmente, non rendersi conto di quello che dice. Ora salta fuori che i difensori della vita sono loro. Incredibile. Giggia che fassa, diceva Govi.

Ma la vera novità di oggi è appunto lo smascheramento del "subdolo attacco" alla 194. A nulla valgono le smentite. No no, questi qui non convincono, sentenzia la Bonino. La Melandri fa notare che ora come ora, combinando la legge 40 con la legge 194, salta fuori che un embrione avrebbe più diritti di un feto entro i cinque mesi, e pare una contraddizione.

Obiezione, a ben vedere, sintomatica di quanto la 194 sia poco applicata. Forse è il caso di rileggerla, perché pur documentando la drammaticità di un momento storico in cui una civiltà dichiara attraverso le sue leggi la propria impotenza a difendere completamente la vita umana, non parla mai del concepito come di qualcosa di diverso da una persona. Si limita a non parlarne, a parlarne il meno possibile. E non sancisce neanche un (questo sì) fantomatico diritto all’aborto, che esiste soltanto nella propaganda. La 194 "riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio". Esamina le situazioni in cui la maternità è vissuta dalla donna come un impedimento violento alla dignità della propria vita: prende atto insomma della possibilità di un conflitto tra la dignità personale della madre e… qualcosa, che per chi non ha gli occhi foderati di prosciutto non può essere altro che la dignità personale del nascituro, e regolamenta con prudenza almeno nominale i casi in cui i diritti dell’una sono più rilevanti di… qualcosa, che guarda guarda saranno forse i diritti dell’altro, e viceversa. Prudenza che non sarebbe motivata dalla sola attenzione alla salute della donna. Drammatico, dicevo, ma è così: l’interruzione di gravidanza è configurata come una sorta di legittima difesa. Parlo non a caso e con un certo intento polemico di diritti del concepito perché, pur non usando mai queste parole, la 194 nel regolamentare i casi in cui si può interrompere la gravidanza prevede ipso facto forme di tutela per l’esistenza del potenziale nascituro: implicitamente e mai sullo stesso piano (ovviamente, visto che ne ammette la soppressione) delle garanzie per i diritti della madre, ma le sottintende. Per questo mi è sempre parso curioso distinguere un concepito oggetto di tutela e un concepito soggetto di diritti, trattandosi indubitabilmente della stessa persona che poi dal momento della nascita gode di piena capacità giuridica: posso anche sforzarmi ma non riesco a vederla altrimenti che come questione di lana caprina. Capisco che gli abortisti tengano alla distinzione, ma è proprio la 194 ad andare oltre la comoda semplificazione del primo articolo del codice civile. Ma la 194 non si tocca… e sono quasi d’accordo, perché tutto sommato, stante la triste necessità di questo momento storico in cui la mentalità comune considera accettabile sopprimere una vita umana prima della nascita, non è una cattiva legge. Se poi venisse applicata integralmente, si creerebbero piano piano le condizioni culturali e civili per il suo superamento.

La legge 40 nei principi generali parla di concepito (come la 194) e non di embrione: "la legge… assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito". Un espediente, una voluta indeterminatezza simile a quell’inizio della 194 che non è né nascita, né concepimento. Il concepito, faccio notare, è la persona. Concepito è l’embrione, che poi è il feto (il mister x della 194), che poi è il neonato, che poi è l’adulto. I referendari vedono in questo passaggio della legge l’eccezione che rimetterebbe in discussione la 194. Ma cosa c’è di realmente diverso dalla 194? Nulla, se non il menzionare esplicitamente i diritti che sono impliciti nella 194 ma che in quel contesto, per la diversità della materia, semplicemente soccombono ai diritti della madre. Se la legge 40 è davvero una "pericolosa eccezione", lo è anche la 194. A questo punto cambiamo il codice civile, facciamo prima.

La differenza reale tra le due leggi non sta dunque nell’attribuire al concepito dei diritti, ma nella materia: mettiamola come vogliamo, ma tra le ragioni valide per l’interruzione della gravidanza contemplate dalla 194 e le ragioni valide per fare ricorso alla procreazione medicalmente assistita contemplate dalla 40 c’è una bella differenza. Il solo desiderio di essere genitori non è tale da rendere irrilevanti i diritti del concepito. Prima di sballottare embrioni da una provetta a un frigo a un utero a qualsiasi condizione bisogna pensarci un attimo, guarda che pericolosa eccezione. Occorre regolamentare, ed è quello che fa la legge 40, sicuramente in maniera non perfetta ed emendabile, ma colmando un vuoto che c’era, e che qualcuno vorrebbe ripristinare senza vere ragioni.

26 maggio 2005

Triste CVD

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Le affermazioni di Antinori a Porta a Porta di martedì, contro le quali oggi ha giustamente polemizzato l’Unione Nazionale Down, sono quegli infortuni che difficilmente si evitano in una campagna referendaria ideologizzante come questa, quando invece sarebbe buono e giusto non fossero mai neanche abbozzate in un discorso pubblico, dacché è già abbastanza avvilente che qualcuno le formuli come pensieri compiuti.

È talmente sgradevole il contenuto di quelle affermazioni, a maggior ragione se pronunciate da un uomo di scienza (per quanto noto da tempo per posizioni estremistiche e discutibili), che non mi va di riportarle testualmente: a chi interessa consiglio di andarle a cercare nella registrazione della trasmissione disponibile su raiclick (verso la fine, dopo 1h e 15 min).



Come era prevedibile, non c’è più spazio ormai per il confronto sereno, dialettico. Sentiamo in prevalenza, oltre che le aberrazioni in odore di eugenetica espresse esemplarmente da Antinori, affermazioni categoriche basate su dati falsi riguardo all’esito delle ricerche scientifiche sulle staminali embrionali e sull’efficacia delle tecniche di fecondazione dopo l’introduzione della legge 40, e non si riuscirà mai a capire quanto la diffusione di questi dati è causata da superficialità o dolo (e ben pochi si chiedono se ci siano interessi economici dietro la diffusione di questi dati). Quanto ai patetici scivoloni di Veronesi su questioni filosofiche e teologiche di cui evidentemente non sa nulla meglio stendere un altro velo pietoso: ma è patetico e triste, perché uno scienziato esperto e autorevole come lui avrebbe molto di cui parlare e dovrebbe dunque sapere come evitare queste brutte figure. Siamo insomma a un confronto che non è né filosofia, né etica, né scienza, né divulgazione scientifica, né politica, né sensibilizzazione finalizzata alla maggiore consapevolezza e crescita civile. Questo è, finora, l’esito del referendum. Poi posso anche essere d’accordo con i radicali, che criticano Vespa per aver invitato proprio Antinori a sostenere le ragioni del sì. Però come si fa a ignorare che una mannaia referendaria sui principi enunciati dalla legge 40 contiene in potenza il rischio di dare ossigeno alle posizioni alla Antinori? Io sinceramente non vedo perché si debba correre questo rischio. Vorrei tanto che le modifiche alla legge venissero discusse e votate solo in parlamento, perché il referendum, se avrà successo, leverà legittimità e praticabilità a posizioni che sono ragionevoli e legittime. Non mi sembra di chiedere chissà cosa. E non mi sembra neanche tanto improbabile che si possa riprendere la questione anche in questa legislatura, dato che diversi esponenti della maggioranza (non proprio di secondo piano) che hanno votato la legge oggi dichiarano tranquillamente che andranno a votare, e voteranno sì.



La mobilitazione per il presunto diritto a fare di un essere umano una cavia per esperimenti (o il rimedio biotecnologico a un desiderio di paternità o maternità non soddisfatto) ha connotati troppo edipici per essere considerata come segno di maturità democratica: si menano fendenti alla cieca contro una strana pentolaccia, un’autorità che confusamente si presume repressiva o, per dirla come dicono alcuni, "proibizionista". Il dibattito sulla dignità dell’embrione viene tristemente cassato o adulterato, e con l’avvicinarsi della data della consultazione era ampiamente prevedibile. Guadagnano brandelli di audience solo le mazzate ideologiche, oltre al solito, stupido tentativo di ostracismo verso chi, in maniera del tutto legittima nonché pienamente etica e critica, non andrà a votare.



Che vinca il buon senso, e il referendum cada nel vuoto che merita, è sempre più difficile.

24 maggio 2005

Questioni di faileeing

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Tambu smista la palla verso la mia fascia, accorro da destra e crosso verso il centro.



Peso dei file musicali su HD e CD



5,36 gb su partizione interna e diversi mega distribuiti in CD non facilmente quantificabili. Genere prevalente: buona musica (secondo la ben nota definizione di Duke Ellington: non esistono i generi musicali, esiste la buona e la cattiva musica). A parte l’immancabile polemica contro il genere musicale, una delle manifestazioni più perniciose del mio peggior nemico (il genere), si può affermare con buona approssimazione che i miei file musicali sono prevalentemente di jazz, blues, rhytm’n blues, rock 70 e 80, folk americano, cantautori italiani.



L’ultimo CD che ho comprato



Il CD di Tatiana, la cantante russa che ogni tanto si esibisce nei vicoli :-)



Canzone che sto ascoltando ora



Helplessly hoping di Crosby, Still & Nash



Cinque canzoni che ascolto spesso



Walking in Memphis – Marc Cohn

Alle prese con una verde milonga – Paolo Conte

Little wing – Jimi Hendrix

American pie – Don Mc Lean

A sort of homecoming – U2



Cinque a cui passo il testimone



tre per il momento, gli altri me li hanno già fregati tutti:

Squilibri precari (la prima delle tre, a seconda del tempo che fa…)

Kitterlegnosky

El Secretango

20 maggio 2005

1000 caratteri: il mio rapporto con la scrittura

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una pura formalità

Mi sento come Depardieu in Una pura formalità: Onoff, acceso spento, non esiste lo scrivere senza memoria e non esiste memoria senza affetto. Scrivere queste righe è come entrare nella tetra gendarmeria del film.

Come Depardieu alla prima domanda rispondo sicuro: sono ingenuo per scelta, odio il sussiego dell’esperto e aspiro all’ingenuità del testimone. Io voglio scrivere per essere testimone. Non importa di cosa, con quale stile, da quale grado di analogia o di astrazione. Ogni cosa è degna di un racconto e detta il suo stile. Vorrei affezionarmi a ogni cosa, ricordarla, possederla di un possesso non violento e definitivo: scriverne, appunto.

Come l’Ispettore Polansky mi farete ammettere che, forse, di ciò che ho scritto non ricordo, e non amo, e non possiedo, nulla. Fai milioni gli scaffali e migliaia le biblioteche, ma l’amore profondo alle cose che passa attraverso un atto di scrittura si vive soltanto, non si può conservare.

Cerco di vivere questo paradosso, e a volte sono felice.

17 maggio 2005

Candidatura per una leggenda urbana

Filed under: semiminime — cronachesorprese @

Un’amica mi ha raccontato che tra un suo amico e un’altra persona è intercorsa la seguente telefonata:



- Hai visto che ridere? Hai un omonimo tra gli assessori della nuova giunta…

- Sono io.

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