Cronachesorprese

30 aprile 2005

Diabete statistico

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Ieri tre visitatori diversi, uno da Monza, uno da Lecce e uno non so, sono capitati qui cercando "sorprese d’amore". Nei giorni prima altri tre, sempre da luoghi diversi: tutti questa settimana comunque. Sarà la primavera.

Mi incuriosisce che sia una ricerca così frequente: finora è la prima chiave di ricerca nelle mie statistiche.  Capisco che si cerchi "sorprese" o "amore", può venire da tanti modi di vedere diversi. Ma l’espressione intera presuppone qualcosa di meno generico, una mentalità, un modo di vedere le cose, uno stile letterario. So che esistono degli studi sugli epistolari amorosi di gente comune di un secolo fa che cercano di rintracciare stereotipi della letteratura e dei "media" dell’epoca nelle parole usate per scrivere alla persona amata. Questo mi sembra uno stereotipo da baci perxxxna. Scusate l’autocensura, ma mi trovano con chiavi già fin troppo sdolcinate e cioccolatose, non vorrei aggravare la mia posizione. Credo che istituirò il 14 febbraio come unico giorno di chiusura annuale del blog.

E io che speravo in qualcosa di più sfizioso… Ditemi, sono poco audace? Eccedo in eufemismi? Devo assumere Er Monnezza come web marketing consultant? Devo parlare male, devo essere più triviale? Tutte le statistiche di qualsiasi sitarello del mondo sono piene di cose irripetibili, mi sento escluso. Perché nessuno cerca da me l’amore con la a minuscola? :-DD

29 aprile 2005

Uso socratico della lattuga

Filed under: market mysteria — cronachesorprese @

Discutendo con Thrasher e vari avventori del suo blog ho messo a fuoco un po’ meglio un pensiero che inseguo da mesi e che ho già usato come spunto per affliggere altri interlocutori. L’ho chiarito solo un po’ di più, sono ancora lontano dal padroneggiarne tutte le implicazioni, intanto lo metto nero su bianco perché finora ne ho solo parlato e magari a scriverne riesco a rifletterci meglio.



Ordino un hamburger in un locale qualsiasi. In due preparazioni su tre è compresa una foglia di lattuga. Quando mi portano il panino mi viene spesso da chiedermi quale immagine di perfezione sta dietro all’imperativo morale, che nessun barista al mondo osa ignorare, di guarnire un hamburger con una foglia di lattuga a qualsiasi costo. Sì, a qualsiasi costo: perché la foglia nove volte su dieci arriva appassita, ingiallita, bruciacchiata, addirittura con i segni della griglia, ormai lontanissima anche dal più pallido ricordo del suo primitivo splendore.



E’ un’immagine mitica di un’eccellenza che abbiamo visto poche volte nella vita, forse alcuni non hanno mai visto: una lattuga fresca e saporita sopra o meglio accanto a un hamburger di ottima carne, di dimensioni accettabili, cotto al punto giusto. Ah, una foglia cruda naturalmente. Cosa la metti a fare nel panino ancora da cuocere? La lattuga va nel piatto, o va aggiunta al panino dopo la cottura. Già. Ma nel pub o nel bar c’è sempre un sacco di gente, bisogna far presto, azzicca tutto dentro a ‘o pane e via. Beh, ma allora, per farla bruciare o appassire, non la usare. Ti costa anche una cifra. No, la lattuga rimane. Mi sembra uno di quegli enti inutili che ogni tanto qualche politico con velleità moralizzatrici tenta, senza successo, di eliminare.



Perché? Perché la lattuga viene usata in modo così improprio? Non so ancora spiegare bene, ma questa domanda ha un’importanza capitale. Mi sembra che sia una delle tante applicazioni di una dinamica umana e di mercato comunissima. La merce prolifera e si aggrega attorno a un’immagine di un’eccellenza irraggiungibile. Irraggiungibile non per natura, anzi (cosa ci vorrà mai a usare la lattuga come va usata, nel contesto – hamburger…). E’ che, una volta enunciata l’eccellenza di riferimento, sembra quasi che la concreta riproduzione di quell’eccellenza nel maggior grado possibile diventi una questione secondaria. Basta l’enunciazione. Basta che il menu crei l’immagine (ci sono anche i menu con le foto!) e ti suggerisca: oh, ci siamo capiti, io intendo quel bel verde, quella bella foglia carnosa, se ti arriva un po’ diversa non starai mica a sottilizzare, apprezza l’intenzione…



No, non apprezzo l’intenzione. Più ci penso, più mi convinco che quell’intenzione lì sia proprio una cagata, anzi, la radice di molte conseguenze assai più incresciose di un panino dal quale, tutto sommato, puoi limitarti a estrarre l’insalata abortita. Ci ritornerò.

24 aprile 2005

Referrer che passione

Filed under: forse cercavi — cronachesorprese @

Alcuni poveri cristi sono incappati nel mio blog sperando di trovare qualcosa di utile su:

 

sorprese

idee fare sorprese

roland barthes camera chiara analisi

chitarra voce "over the rainbow"

immagini hippies anni 60

padre non biologico

immagine diavolo rosso

sito inno-hit

elenco delle più belle canzoni d’amore

Vabbé, cari amici, spero che sia stato ugualmente bello. Almeno il tempo di alcune delle vostre visite lo lascia supporre :-)

22 aprile 2005

Invisibili legami

Filed under: reading — cronachesorprese @

Mi è completamente indifferente essere ucciso in guerra. Di quello che ho tanto amato, che cosa resterà? Così come degli esseri, voglio dire dei costumi, delle intonazioni insostituibili, di una certa luce spirituale. Del pranzo in una fattoria provenzale sotto gli olivi, ma anche di Haendel. Me ne infischio delle cose che sopravviveranno. Quello che vale è un certo ordinamento delle cose. La civiltà è un bene invisibile perché si fonda non sulle cose, ma sugli invisibili legami che le uniscono l’una all’altra, in un dato modo e non altrimenti. Noi avremo dei perfetti strumenti musicali distribuiti in grande serie, ma dove sarà la musica? Se io vengo ucciso in guerra me ne infischio.

Antoine de Saint Exupéry, Lettera al Generale X

20 aprile 2005

Ratzìe

Filed under: ratzie stories — cronachesorprese @

Provo a coniare un neologismo sulla strettissima attualità, magari mi va bene e me lo ritrovo nei prossimi Garzanti o De Mauro. "E’ una ratzìa". Suona vagamente come un ossimoro, perché è simile a "pazzia" ma è riferita al nuovo pontefice che ha la fama (immeritata, dicono alcuni) di essere un uomo molto rigido e un po’ freddino. Una "ratzìa" è sicuramente il suo fan club. Questo papa passerà alla storia come il primo ad avere un fan club, che cura anche un unofficial web site già consolidato prima di diventare papa. Anche questa una ratzìa, senza dubbio: l’uomo che ha ponderato ogni virgola del nuovo catechismo, uno dei ghost writer più ascoltati e influenti della cerchia woityliana, l’uomo che è stato per vent’anni prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, si trova ad avere a che fare con qualcosa di  "unofficial" che lo riguarda direttamente. Ratzìa però, obietterà sicuramente qualcuno,  come termine è più vicino a razzia che a pazzia: e qui mi si rimprovererebbe più o meno velatamente di non voler sfruttare l’assist per sapide battute anticlericali. Non fa parte dei miei registri, e comunque l’uomo Ratzinger potrà avere tanti difetti (che ignoro, mentre troppi in queste ore ostentano di conoscerli molto bene, e vorrei tanto sapere su quali basi) ma "razziatore" mi sembra proprio che no, non lo sia. Quindi mi accontento di aspettarmi "ratzìe" simili a "pazzie".

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