Cronachesorprese

29 gennaio 2005

Insegne

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Il paradiso della brugola

L’idea di questa insegna a porta portese è presa, non lo ricordavo, da Tre uomini e una gamba di Aldo Giovanni e Giacomo.

27 gennaio 2005

Il mistero della merce

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Io non capisco nulla di economia e ho anche le tasche bucate, ma penso di non sbagliarmi se dico che la merce in sé è un mistero anche per i più quotati economisti.
Non esiste nessuna definizione che possa racchiudere la varietà e l’imprevedibilità di ciò che puoi trovare nei luoghi in cui la merce nasce. Non è vero che la merce nasce dagli studi di marketing. Casomai è il contrario: senza le manifestazioni spontanee del mistero della merce nessuna analisi di mercato sarebbe possibile.
Se è innegabile che la maggior parte della merce sia disponibile in moduli che vengono riprodotti serialmente, l’idea stessa di mercato mi pare che dipenda dalla possibilità dell’acquirente di muoversi da un estremo all’altro dell’offerta alla ricerca dell’unicum che risponde davvero, se non al suo bisogno, almeno al suo desiderio: mi piace pensare che senza porta Portese non ci sarebbe via Condotti.
Il problema è che il desiderio è desiderio di infinito, anche nella più consumistica delle sue degenerazioni: e la proliferazione della merce al di là di ogni schema e di ogni utilità è una conseguenza di questa sproporzione.
Mi perdonino noglobal, nologos, anticapitalisti e autarchici di ogni fede e latitudine, ma la merce è più grande, più interessante e più bella (sì, bella: e brilla di luce propria, non per il talento dei vetrinisti) di tutti i loro discorsi.

23 gennaio 2005, Roma, porta Portese

25 gennaio 2005

Sotto i colori, qualcosa?

Filed under: lo spettatore indigente — cronachesorprese @

Dicono che La foresta dei pugnali volanti sia il corrispettivo dei nostri film di cappa e spada, quindi non c’è da stupirsi per la poca plausibilità dei virtuosismi nei combattimenti. D’accordo, ma io Zorro o D’Artagnan li ho sempre visti debellare sergenti garcia e guardie del re a frotte, non li ho mai visti levarsi da terra, o scagliare frecce e pugnali che fluttuano in aria, vanno avanti e indietro o a zigzag prima di arrivare infallibilmente a destinazione.
Dicono poi che sia come una favola su sfondo più o meno storico. Che so, come La Chanson de Roland, Robin Hood o I cavalieri della tavola rotonda. Ma neanche il mago Merlino ha mai costretto Lancillotto ad andare in giro per Camelot con un pugnale nella schiena dicendogli "così sei più credibile".
E poi neanche la più truce e gotica delle storie d’amore di inizio ottocento prevede un finale così distruttivo, annichilente, di reiterata crudeltà per lui, lei e l’altro. Ma tanto crudele che alla fine ogni compassione va a pallino. E ridi, ridi che non riesci a trattenerti.
E magari ti dispiace, perché negli occhi comunque ti rimane una fotografia e delle riprese spettacolari, panorami e interni con colori da mozzare il fiato. Ma sei tentato di fermarti lì, di non chiedere oltre, che tanto non ci arrivi… e in fondo, ma con questi cinesi, quando mai avrai a che fare?
Ah, mannaggia, presto, prestissimo, lo dicono tutti: stanno arrivando.
E allora qualcuno mi spieghi i cinesi. Non ho nessuna propensione alla xenofobia e quindi se un po’ ci invadono neanche mi dispiace, soprattutto se i musi gialli che arriveranno saranno così. Ma se un domani vado a vedere il prossimo film di Zang Yimou con il mio nuovo amico cinese e alla fine della proiezione sghignazzo con le lacrime agli occhi insieme ad altre mille persone, come è successo sabato, mi rivolgerà ancora la parola o mi tirerà un pugnale volante dove non batte il sole?
Qualcuno, ripeto, mi spieghi. Che so, magari sono io che non ho ancora capito che gli involtini primavera non si mangiano, si fumano. E tutto il resto viene da sé.

17 gennaio 2005

Mi lamento anch’io, va’…

Filed under: il consumatore non consumato — cronachesorprese @

Ieri in un internet point ho pagato un euro e sessanta centesimi per tredici minuti di navigazione. Tredici minuti, non un secondo di più e non un secondo di meno. Non dico quale internet point perché mi dispiace troppo. Non è neanche un vero internet point, è un punto di presenza di una realtà semi-istituzionale importante del territorio in cui vivo (non un ente territoriale, per sgombrare il campo da dubbi), che oltre a dare informazioni dà anche questo servizio. Sono rimasto talmente male che non ho avuto la forza di protestare…
Ho sbagliato io, non ho chiesto il prezzo prima di cominciare a navigare. Ma intanto non era esposto nessun cartello con il prezzo. E poi ho pensato: devo solo controllare la posta e rispondere velocemente a una mail, quanto andrò a spendere? Così ho cercato di fare in fretta. Meno male.
Un euro e sessanta centesimi per tredici minuti significa qualcosa come sei euro all’ora. Poi può darsi che non sia così, può darsi che ci sia un minimo per usufruire del servizio sotto il quale non si può andare. Però, cavolo. Siamo il paese europeo con le tariffe adsl più alte. Ma più alte di tanto, di un bel po’: in Francia e in Germania l’ADSL costa la metà. Qui un abbonamento ADSL non è alla portata di tutti, e se entri in un internet point ti massacrano e te ne fanno passare la voglia. Io dico: ieri avevo necessità di fare quell’operazione. È questa la cosa che vorrei sottolineare. Qui si continua a classificare l’essere connessi come un lusso. Invece non è più così. Non può essere più così. Ormai navigare è come telefonare. È un gesto quotidiano, inserito nella trama del quotidiano, è entrato nelle abitudini di moltissima gente e in forza di questo entra nei rapporti umani e professionali, si sta trasformando abbastanza velocemente in diritto. Il che non vuol dire che deve essere gratis, ma che i prezzi non possono costituire una barriera sostanziale alla connessione.

12 gennaio 2005

Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo #2

Filed under: chiedici le parole — cronachesorprese @

 …dire di amare l’umanità e non accettare mai gli errori degli uomini, il pesto senza aglio, essere convinti che MLK e John Lennon abbiano fatto lo stesso sogno, voler discutere senza essere disposti a imparare nulla, credere che gli uomini si dividano davvero in classi, non essere innamorati e non desiderare di esserlo, non desiderare altro che essere innamorati, stringere una mano distogliendo lo sguardo da chi la porge, non andare mai a piedi anche quando si ha il tempo, credere che la politica sia la salvezza…

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