Cronachesorprese

9 dicembre 2004

Il grande Houdini, o dell’antinomia dello spettacolo

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sarà questo il modo?

Ci deve essere un modo, dice Curtis – Houdini nella scena finale del film del 1953 uscendo semisoffocato dalla Chinese Water Torture Cell che aveva costruito per stupire, per trascinare ancora una volta il pubblico in una nuova avvincente illusione.

Houdini sfida la morte pur di stupire. E’ un impulso irresistibile. Il pubblico che invoca il nuovo incanto è per lui una condanna. Se non risponde, sente quasi di non esistere. E’ più forte dell’amore per la moglie e per la vita. Sublime e tremendo: l’applauso del pubblico, che lo chiama a una nuova sfida, è al di là del bene e del male. Non è amore, il pubblico come entità collettiva è incapace di amore, né il mago lo percepisce come tale. Per il pubblico è naturale che lui sfidi la morte, perché Houdini esiste per il pubblico solo in quanto icona che sfida le leggi naturali e le vince con grazia e stile, con il sorriso e l’inchino finali.

Ci deve essere un modo. Houdini è un illusionista ma è quasi indispettito dall’illusione troppo scoperta. Lui cerca il modo: ci sono degli inganni che sono, dice lui, come conigli dal cilindro, trucchi ovvi e stupidi. Artifizi. Lui cerca il modo, ovvero un trucco che sia invenzione senza artifizio, complessità senza macchinazione.

Innanzitutto ci deve essere il brivido. Il brivido è l’idea, è la forza di gravità dei suggerimenti dell’esperienza dalla quale ci libererà la navicella leggera del mago. L’idea di una donna giovane e bella segata in due, l’idea di un uomo imprigionato in una cassaforte a cui l’ossigeno viene a mancare a poco a poco, l’idea di avere addosso una camicia di forza che ad ogni minimo movimento si stringe sempre di più.

Il mago sa che l’esperienza quotidiana è mediamente claustrofobica, e si offre al suo pubblico come il pifferaio magico che stana questa sensazione per debellarla.
Il brivido che prova il pubblico durante le esibizioni non è il timore per la vita di Houdini, è il ripresentarsi, l’oggettivarsi delle personali paure di ognuno sull’icona Houdini. Lo dice lui stesso: "io sono come il torero nell’arena". Lo spettacolo di Houdini è un rito apotropaico moderno.

Poi, dopo il brivido, deve esserci la soluzione attraverso il trucco. Il pubblico deve sapere che il trucco c’è, ma deve essere ammirato non dal trucco in sé, ma dalla capacità del mago di tenerlo nascosto. Il trucco desta stupore perché diventa cosa tra le cose, come un fiore che sboccia: piace e desta meraviglia e nessuno vede o vuole considerare che nel codice genetico della pianta c’è scritto di arrivare a una stupenda fioritura. E’ questo il "modo" che cerca il mago, e che lo spinge ogni volta a superarsi.

2 commenti »

  1. Eccolo nella nuova avventura di Martin Mystère!

    Comment by searcher — 15 giugno 2006 @

  2. grande :-)

    Comment by cronachesorprese — 11 luglio 2006 @

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